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Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/76

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Non è il caso, naturalmente, di fare paragoni con Verdi e neppure con Boito. I due Falstaff apparvero al mondo a distanza di quasi un secolo l’uno dall’altro (novantacinque anni, per l’esattezza) e rispecchiano naturalmente, sia nella musica che nella concezione del testo, mondi differenti. Fra l’uno e l’altro è passato tutto il periodo romantico. La rivoluzione francese, i nuovi ideali, che accesero tanto Beethoven, non sfiorarono neppure il buon Salieri, che rimase attaccato e immerso nel suo mondo antico, il mondo dei re e dei principi, lo schietto Settecento. Cherubini mutò completamente stile, a cavallo del secolo; Spontini si riempì subito delle glorie napoleoniche; ma vissero, è vero, dopo di lui, se pure percorsero un tratto di strada insieme e le loro date di nascita, soprattutto per Cherubini, non distavano molto.

Sostanzialmente quindi Salieri restò un antico, mentre intorno a lui i fermenti politici più grandiosi della storia moderna imperversavano senza che egli quasi se ne accorgesse, ottenendo soltanto l’effetto di fargli rimpiangere il buon tempo andato.

Chi apre il Falstaff, opera ricca di gusto e di vitalità creatrice, non deve cercarvi se non la comune opera buffa settecentesca. Altro scopo non ebbe il compositore, nè ebbe il librettista nell’approntargli il testo. Questi fu un certo Carlo Gaspare De Franceschi: che non lavorava affatto male. Francamente esercitò sul testo originario di Shakespeare a un di presso operazioni, tagli e riduzioni consimili a quelli che più tardi avrebbero apportato gli altri librettisti fra cui lo stesso Boito; tralasciando tuttavia l’episodio laterale degli amori di Nannetta e senza l’invenzione di quei due o tre punti culminanti, che fanno il successo scenico dell’opera verdiana. L’ultimo atto è, per esempio, assai scialbo; anche la famosa cesta viene semplicemente portata via, e quello che accadde viene narrato più tardi, anziché, come in Boito, con la trovata della finestra, direttamente rappresentato. Però la psicologia dei personaggi, i loro pensieri, così come sono vivi in Shakespeare, lo restano anche nel libretto del De Franceschi, che rimane classico di spirito, e non è annacquato alla maniera ottocentesca come quello del Mosenthal per Nicolai. Naturalmente il librettista seguiva i canoni e le formule consuete all’opera comica del tempo e quindi non ebbe altro scopo che di valersi degli elementi shakespeariani per una consueta opera comica; Falstaff resta un gabbato, un pover’uomo fra gente che si diverte alle sue spalle.

Tuttavia il testo avvince; ha un suo frizzante umorismo che, non è inferiore all’originale; ha un buon taglio e schiettezza psicologica; e l'azione scorre con una fluidità ammirevole.

Salieri apparteneva idealmente alla scuola di Gluck; così è detto nelle sue biografie, così diceva lui stesso, che fu sempre, finché questi visse, molto vicino al grande boemo e cercò di imitarne italianamente le risorse.

La musica è però interamente italiana negli spiriti; è quindi una musica che vive di melodia e di arie; tuttavia si riconosce subito, an-


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