Pagina:Myricae.djvu/181

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tristezze 157


Or v’è sola una piuma, che all’invito
del vento esita, palpita leggiera;
qual sogno antico in anima severa,
8fuggente sempre e non ancor fuggito:

e già l’occhio dal cielo ora si toglie;
dal cielo dove un ultimo concento
11salì raggiando e dileguò nell’aria;

e si figge alla terra, in cui le foglie
putride stanno, mentre a onde il vento
14piange nella campagna solitaria.




VII


Il ponte



La glauca luna lista l’orizzonte
e scopre i campi nella notte occulti
e il fiume errante. In suono di singulti
4l’onda si rompe al solitario ponte.

Dove il mar, che lo chiama? e dove il fonte,
ch’esita mormorando tra i virgulti?
il fiume va con lucidi sussulti
8al mare ignoto dall’ignoto monte.

Spunta la luna: a lei sorgono intenti
gli alti cipressi dalla spiaggia triste,
11movendo insieme come un pio sussurro.