Pagina:Myricae.djvu/229

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ULTIMO SOGNO




Da un immoto fragor di carrïaggi
ferrei, moventi verso l’infinito
tra schiocchi acuti e fremiti selvaggi...
4un silenzio improvviso. Ero guarito.

Era spirato il nembo del mio male
in un alito. Un muovere di ciglia;
e vidi la mia madre al capezzale:
8io la guardava senza meraviglia.

Libero!... inerte sì, forse, quand’io
le mani al petto sciogliere volessi:
ma non volevo. Udivasi un fruscìo
12sottile, assiduo, quasi di cipressi;