Pagina:Narcissa.djvu/4

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In fosco ammanto, nell’eterna notte
20Ahi! t’inchinasti, ed io solingo e mesto
Ti chiamo invano a rigodere il giorno.
    Questa è la voce del Cantor di Livia,
Che piange la sua sposa. Ella sotterra
Dorme il sonno di morte. Ei l’ha nel core,
25E sono solo i suoi pensier di tomba.
Or che ricuopre le paterne sale
Lutto funebre, il piè rivolse a questa
Balza romita: oh! qual sul ciglio oscura
Nube gli siede di tristezza, e quale
30Piena d’affetti gli si affolla in seno,
E il cor gli preme, e gonfiagli negli occhi
Le lagrime del duol! pende negletto
Il laureo serto dalle sparse chiome,
Nè sulla cetra la smarrita mano
35Gode svegliare l’armonìa del canto.
Solingo, inconsolabile, abbattuto
Distrugge in pianto e in gemiti profondi
L’anima palpitante.... Oh Dio! di nuovo
Sento che rompe l’aere notturno
40Con sue querele.... Amabile Narcissa!
Te sempre chiamerò; viva tu fosti
Solo la gioja del mio core, e morta
Tu sola albergherai questo mio core.
Ah mia Narcissa! amata mia Narcissa!
45Tu non rispondi; ah che non vieni, o cara,