Pagina:Narcissa.djvu/5

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A consolar lo sposo? in queste balze
Se mai t’aggiri in compagnia dell’ombre,
Una sol volta alla tua nube affacciati,
E fa ch’io veda il grazioso aspetto,
50Che i giorni miei sparger solea di gioja.
    Cantor di Livia, la tua voce è trista,
E scende all’alma, e lagrime le chiede;
Ma sorgi omai; dall’addensata nebbia
Svolgi il tuo spirto; a che giaci sepolto
55Fra questi orrori in affannosa pena,
Che ti flagella, e in te nera ristagna?
Perchè mai guati quella muta piaggia,
Nè sai staccar dall’occidente il guardo?
Ti volgi, e mira che l’opposto cielo
60Tutto si tinge di vermiglia luce,
E fuori della liquida marina
Rimena il giorno la novella aurora.
Se a te celossi un astro, ancor più bello
Sorgerà un astro a rallegrarti il core.
    65Ma vè! che nube è quella mai che s’alza
E il lucido sentier del rinascente
Sole precede? maestosa avanza
D’un aurea luce vagamente orlata,
Che tutto intorno l’aere dipinge
70Di roseo colore, e sotto a lei
Par che s’allegri il giovinetto colle.
Vè come affretta! ella si volge a questa