Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/12

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6 la sottana del diavolo


st’idea poi del matrimonio di una ragazza di Spadafora con un gran signore, onorando in certo qual modo il paese, le mandava di rimbalzo una gloriola nella quale si ringalluzziva tutta. Se avesse avuto anche lei il coraggio di abbandonare il paese venti o trenta o quarant’anni addietro.... e perchè no?

Il parroco ed il notaio intanto continuarono a scambiarsi delle lettere, finchè un bel giorno il corriere che faceva lo scarso servizio di Spadafora scaricò nel cortile della canonica un cumulo di pacchi di tutte le dimensioni e di forme così svariate che l’Agata, rinunciando a parlare, rimase a bocca aperta per qualche minuto.

— Ed ora mo’ che cosa si fa?

L’esclamazione era del parroco. L’Agata, serrata ben bene la porta affinchè nessuno venisse a curiosare prima del tempo, prese in esame quei colli uno per uno, palpandone la superficie, picchiando colle nocche nei fianchi, tentando coll’indice la resistenza delle funi incrociate ed espresse finalmente la sua opinione.

— Io direi di aprire qui, fra noi, prima di darne avviso al paese. Bisogna ben sapere di che si tratta.

— Giusto, giusto, — fece don Assalonne che