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Pagina:Neera - Profili, impressioni e ricordi, Cogliati, 1920.djvu/35

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Un idealista 29

sazione il battito delle sue arterie; solo le conquiste del pensiero gli sembravano degne di Lui, e per questo i versi del Manfredo lo rammentano con una precisione scultoria.

Egli era veramente — prendo a prestito una frase che sembra creata per lui — il solo uomo in piedi in mezzo ad una generazione di vecchi adolescenti sdraiati.

Ma come Alberto Sormani non ebbe della sua generazione i gusti molli e sensuali, non ebbe neppure l’arido scetticismo e la calcolata maniera. Io so con quale sdegno giudicava queste animuccie fredde dall’alto e dal fondo de’ suoi entusiasmi generosi e so anche con quale amore misterioso e ardente slanciavasi verso ogni manifestazione di vita spirituale, fiutanto quasi nell’aria con una finezza meravigliosa ogni grande anima che si schiudeva: «Se sapeste (ancora le sue lettere) a qual punto io sento l’ammirazione e l’entusiasmo! Sono gioie immense. quasi tremende, e pensando che le ho e le avrò sempre alla mia portata, quando vorrò, mi par quasi di sfidare ogni cosa nella vita, sicuro di una specie- di felicità che non mi verrà tolta mai.»

Ma era egli dunque così tetragono alle voci della natura umana, da non ascoltare nemmeno l’appello della gloria? A questo risponde egli stesso in una lettera della sua polemica con Pietro Sbarbaro: «Anch’io sogno la gloria, ma una gloria appartata, ristretta, supremamen-