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| FIRENZE | 55 |
Poi a poco a poco la reazione trionfa. Lo stesso Michele di Lando dà mano a fiaccare l’orgoglio dei Ciompi la cui arte viene quasi subito abolita; il popolo grasso, abilmente, riacquista il predominio, pur tra le congiure e i tumulti dei magnati e dei Ciompi che fan comunella perchè ugualmente esclusi dal governo, pur tra le violenze più inaudite, tra le più paurose scene di terrore. Nel 1382 anche le altre due nuove arti, dei tintori e dei farsettai, sono abolite, e Michele di Lando abbandona per sempre Firenze.
Ma il popolo grasso ha già fatto da un secolo il suo esperimento di governo; né può ripeterlo ancora felicemente. Tra mutazioni continue, tra un affollarsi di consigli, di deliberazioni, di provvedimenti gli uni discordanti con gli altri, si va formando una oligarchia di ottimati. Ne sono a capo uomini mossi da una sconfinata ambizione come Maso degli Albizzi e Rinaldo suo figlio; o da un vivo e sincero amore di patria come Gino Capponi, Agnolo Pandolfini, Niccolò da Uzzano.
Di contro sta il popolo capeggiato dai Medici ricchissimi, potentissimi, ma che sanno non impegnarsi a fondo, schivano quando posson gli onori, dissimulano la loro stessa potenza. Mentre Vieri, fratello di Salvestro, rifiuta di assumere il comando supremo della democrazia offertogli dai popolani, e d’impadronirsi del governo, Giovanni attende soltanto ad ammassare un ingente patrimonio; e chiamato a dire il suo parere sulle più gravi questioni di stato, è ambiguo, oscuro, non si sbilancia; a malincuore accetta il gonfalonierato nel 1421 Anche Cosimo, che alla morte del padre (1429) ha quarant’anni, che è a capo di una azienda meravigliosa, che ha possessi e danari più che da privato, si tiene in disparte. 1 suoi partigiani lamentano che troppo egli ami la quiete di Careggi e di Cafaggiuolo.
Ma anche in disparte egli è temuto; e morti Maso degli Albizzi, Gino Capponi, Agnolo Pandolfini e Niccolò da Uzzano, ecco Rinaldo degli Albizzi, che sembra per un momento rinnovare le gesta di Corso Donati, la mattina del 7 di settembre del 1433 far serrar Cosimo in Palazzo, e dopo ventidue giorni farlo esiliare per dieci anni a Padova.
Ma nel settembre dell’anno di poi sale al potere una signoria favorevole ai Medici; Rinaldo si arma e muove all’assalto di Palazzo Vecchio; i signori lo fanno chiamare da papa Eugenio IV a Santa Maria Novella; e mentre questi lo trattiene in parole, il popolo è chiamato a parlamento.