Pagina:Nietzsche - La Nascita della Tragedia.djvu/10

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xiv prefazione del traduttore


egli era un vero e proprio provinciale della scienza; e fu una fortuna; perché accade sovente, che coloro i quali, per «stare al corrente», dànno la caccia al Vient de paraître, sperperano le proprie virtù originali dietro la futilità delle mode e voghe scientifiche, si sviano dalla concezione dei veri problemi del tempo e, comunque, perdono in sostanza la freschezza delle proprie attitudini o possibilità creative. Era, allora, un provinciale della scienza, superstite dello Sturm und Drang e del periodo schiller-goethiano; un ritardatario, che nel problema grosso era rimasto tuttora al kantismo schopenhaueriano e andava ancora in cerca di una giustificazione del mondo, e nel problema minore, implicito però nel primo e imposto dal primo, era fermo su Winckelmann nell’atto stesso di oltrepassarlo, e confondeva la «serenità dell’arte» con la serenità della vita pratica. Tanto che tenne indispensabile appiccare una battaglia filologico-filosofica allo scopo di dimostrare, che il popolo greco era un popolo che aveva sofferto umanamente e soffriva, da quando era venuto al mondo in poi, come tutti gli altri. Ignorava, o quasi, lo Hegel, pur nutrendo per lui la ripugnanza comunicatagli dalla lettura delle opere dello Schopenhauer; e non sospettava di essere in ispirito un perfetto hegeliano, egli per l’appunto, il quale non sapeva concepire nulla che non si tenesse sulla dialettica degli opposti, argomentati espressamente come opposti: l’Uno primordiale e gl’infiniti fenomeni, il principio della realtà e il mondo dell’illusione,