Pagina:Nietzsche - La Nascita della Tragedia.djvu/16

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xx prefazione del traduttore


in faccia impavidamente e la affronta, quale si sia. Ma quale è, di fatto, cotesta realtà, la cui conoscenza esige la volontà magnanima degli eroi uccisori di draghi, sfidatori e trionfatori della nemica perversità della natura? Qui lo spirito giovanile di Sturm und Drang, credendosi avvalorato dall’autorità di Kant e di Schopenhauer, si avvisa di ragionare così. La coscienza della realtà sarebbe impossibile acquistarla, se a raggiungerla non vi fosse altra via che quella aperta e seguita dalla scienza; giacché la scienza, come ha dimostrato Kant nella Critica della Ragion pura, ci abilita a conoscere la superficie sensibile, l’esteriorità delle cose, e non già il loro essere in sé, la loro essenza intima. Intimamente noi conosciamo solo le funzioni formali della nostra ragione, ossia il congegno razionale per cui virtù apprendiamo il complesso universale dei fenomeni sistemato in modo che ciascuno vi trovi il suo posto necessario; e appunto perché il posto di ciascuno è necessario, la conoscenza che ne abbiamo è, fenomenicamente, vera, e costituisce la scienza. La quale, dunque, è una costruzione della nostra ragione; e ci dice il vero non solo in quanto le sistemazioni scientifiche rispondono alla genuinità essenziale e funzionale dell’attività della ragione, ma in quanto la funzione formale della ragione presuppone come contenuto il mondo fenomenico, presuppone la natura la quale fenomenicamente è, quindi, essa stessa una costruzione della ragione.