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— Impossibile! Non voglio esser sorpresa e rimproverata.
— Rimproverata? Domani voi sarete mia... — e le baciò la mano.
— Andate, per carità!
Donna Ines aveva fatto un lieve movimento: Alonzo scomparve.
— Rientriamo, è ora — disse la governante sospettosa.
La sera, Alonzo attese invano: la governante non aveva lasciata Giulietta che quando la vide in letto e non chiuse la porta di comunicazione fra le due camere.
Poco lontano da quel castello si ergeva un antico convento spagnolo, le cui rovine abbandonate servivano spesso di rifugio a Galpas e alla sua banda. Quella notte, appunto, il Tigre aveva riunito i suoi uomini in un vasto sotterraneo rischiarato da qualche candela e dai raggi lunari penetranti da larghi spiragli. Un messaggiero di Sancho era giunto per informarlo che, all’indomani, si sarebbe effettuato il piano prestabilito.
— Siamo intesi — disse Galpas: partiti gli invitati, noi faremo irruzione sugli uomini che, dopo la gozzoviglia nuziale, non faranno resistenza. Un fischio sarà il segnale. Andate!
Tutti si ritirarono: Galpas si sdraiò sulla tavola che aveva servito per la cena e rivolto ad una graziosa ragazza che se ne stava là tutta spaurita, le ingiunse:
— Danza adesso. Estrella!E la misera, dal bandito conosciuta in un caffè-concerto di Buenos Aires e da lui rapita per soddisfare alle sue voglia brutali, la misera che era spesso maltrattata e battuta, obbedì.
Il giorno dopo, una grande animazione regnava nella fattoria di Castro: Giulietta si lasciava lietamente abbigliare di un ricchissimo costume e il matrimonio fu, più tardi, benedetto da don Pedro nella cappella, troppo angusta per contenere tutti i convitati alle nozze. Vi furono festeggiamenti e danze, e Alonzo trascinò la giovine sposa ad un giro di tango. Carlotta non perdeva di vista la coppia felice: Casimiro le si avvicinò per invitarla a ballare, ma essa non| — 9 — |