i cui antenati da ben tre secoli si erano stabiliti nella Argentina, viveva in una vasta fattoria, conservando fieramente e gelosamente le tradizioni ataviche e, per quanto possibile, le antiche usanze. La sua immensa
fazenda, al cui centro si elevava una vecchia costruzione, somiglievole
Nel suo giardino ad Hollywood.ad un vetusto castello, era a due centinaia di chilometri da Buenos Aires. Si stendeva in mezzo alla
pampa ed era coperta da innumerevoli greggi sicure, almeno nella massima parte, sebbene in quello sconfinato territorio si verificassero delle razzìe attribuite ad un terribile e inafferrabile bandito, Josè Galpas, detto «il Tigre», al cui solo nome tutti tremavano.
Colà viveva, dunque, il marchese di Castro, vedovo, in compagnia della madre donna Incarnazione e del figlio don Alonzo, nel quale il padre riponeva tutte le speranze della sua nobile e doviziosissima casata. Don Alonzo, appena ventitreenne,
era stato lontano un paio di anni dalla residenza familiare per completare la propria educazione in Parigi, affidato alle cure di un diplomatico spagnolo, ivi residente e grande amico del marchese.
Del suo ritorno tutti si erano rallegrati, il padre, la nonna, i domestici e gli addetti dell’azienda, compresa la bella Carlotta giovine figliuola di Sancho Lopez, già servitore, indi assurto alla carica di intendente. Costui, beneficato dal marchese, lo odiava nel suo intimo perchè non si sentiva libero di operare a suo talento nell’amministrazione e si vedeva sorvegliato nell’adempimento delle sue funzioni. La figlia Carlotta, formosa e procace, aveva gioito del ritorno di don Alonzo e, parlando in lei il cuore e i sensi al tempo stesso, si era innamorata del giovinotto, respingendo le assiduità di Casimiro — fratello di latte affezionatissimo d’Alonzo — e a questo amore, non platonico soltanto, la sospingeva il padre cupido e disonesto. Mentre fioriva l’idillio punto casto, il marchese pensava che il figliuolo, per assicurare l’illustre discendenza, dovesse ammogliarsi. E difatti da ben venti anni egli lo aveva fidanzato a Giulietta, figlia allora in fasce di un suo amico, il duca di Baldez e Campo, grande di Spagna e dignitario della Corte. Ma i due ragazzi non s’erano mai visti, e don Alonzo si rassegnava a questo matrimonio, ignorando se la sposina sarebbe stata al-