Pagina:Non più illusioni (Carpi).djvu/23

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È ben lungi dall’animo mio il pensiero di turbare con questi accenti il tripudio degli Italiani per gli ottenuti successi, mercè l’aiuto potentissimo di un generoso alleato; ma ponendo loro sott’occhio la verità vera delle cose, additando loro cosa ne insegna, nei fatti che ci riguardano, l’austerità della storia, e facendoli consapevoli più che nol sieno in generale delle tendenze, della natura e delle risorse del nemico che in tempo più o meno lontano saremo tratti anche nostro malgrado a combattere, si ridesterà in essi l’antica fierezza per temprarsi con grande studio ad alti, e forti e costanti propositi, e per elevarsi all’altezza degli avvenimenti. Avvegnachè la sonnolente fiducia, l’opposizione fiacca, il tenere a vile i nemici, le delizie di Capua infine facciano pusilli gli uomini, quando invece i grandi ostacoli, i pericoli supremi, le temute insidie, determinano quella potenza di volontà che fa operare miracoli di valore.

Guardi adunque la gioventù italiana arditamente di fronte, come è suo costume - seguendo in ciò l’esempio della razza anglo-sassone - gli ostacoli da superarsi e li tenga per molti e gravi; ma li guardi coll’intendimento di perseverare negli arditi propositi con maturità di senno e con tenacità di volere, chè solo in tal guisa, come accenna l’Alfieri, si costituiscono le forti tempre e le grandi nazioni. «Le fortezze presidiate, scriveva Bacone da Verulamio, gli arsenali forniti, gli attrezzi militari d’ogni genere, ed altri tali cose non servono che di pelli leonine atte a coprir pecore, se la popolazione stessa non è d’indole e d’ingegno, e non si educa forte e militare.» Le nazioni si rendono precipuamente rispettabili coll’istruzione, col valore, colle armi e cogli armati.