Pagina:Note sulla Fine di un regno.pdf/18

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in altro, Ferdinando Mele, uomo di gran cuore e liberale a tutta prova, per essere stato più volte carcerato sotto i Borboni, per un momento sbalestrasse. Ma si ravvide subito; ed il più grande elogio, che si possa fare di lui, è che due anni dopo il 1860, morì tragicamente, vittima del suo dovere.

Ma torniamo al passato. Altro centro di propaganda liberale era il Caffè della Perseveranza, a strada Costantinopoli, e ne parla Memor nella sua ristampa, dove la lista di quelli che v’intervenivano è monca, ed io la completo. Convenivano ivi adunque Giuseppe Buonomo, Francesco Fede, Luigi Amabile, Tommaso Virnicchi, Tito Livio De Sanctis, Luigi De Crecchio, Vincenzo Tanturri, Antonio Cardarelli, Domenico Capozzi, Francesco Vizioli, Aniello d’Ambrosio, Raffaele Maturi, Giustino Mayer, Basilio Asselta, Pietro Cavallo, che con la collaborazione dei su nominati professori, e degli esuli Tommasi e De Meis, dirigeva un giornale di medicina, il Morgagni, tenuto in pregio in Italia e fuori, e di cui Memor parlando delle pubblicazioni di quel tempo non fa neppure un cenno 1. E inoltre gli avvocati Giuseppe Poli-

  1. L’avvocato signor Nicola Bernardini, da Lecce, ora direttore del Corriere Meridionale, in un suo bel libro «La stampa periodica italiana» consacra una pagina al Morgagni. Ma egli, ch’è così diligente raccoglitore di ogni cosa che possa onorare la nostra provincia, discorrendo poi del Morgagni mi lascia completamente in obblio; mentre io sono stato il Redattore Capo di quel periodico per più di venti