Pagina:Note sulla Fine di un regno.pdf/23

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ora tarda andava a sorbire il suo gelato nel caffè d’Europa. Ora la Polizia, per quanto si mostrasse feroce coi napoletani, altrettanto era timida verso gli stranieri, massime nel caso presente, che si trattava di mettere in ballo un Ambasciatore; e Governa capiva bene che il minimo grattacapo a tal riguardo gli sarebbe costato, per lo meno la perdita del suo impiego. Da questo lato adunque si lasciaron correre tranquille le acque.

Per il Caffè della Perseveranza ho già raccontato, che il Cancelliere di Polizia Paolucci n’era la salvaguardia. Egli, famoso sciaradista, aveva fatto credere ai suoi Superiori, che fra quella gente eletta si componevano le più belle sciarade, e perciò andava ivi ad intrattenersi come nel suo campo prediletto. La Polizia, per accertarsene mandò una spia, che, a non dare sospetti, fingeva di essersi innammorato perdutamente di una Signorina, che abitava al palazzo di fronte. L’istesso Paolucci avvisò tutti di tenersi in guardia, e di non mancare alcuno al suo posto. Allora successero belle scene. Non si parlava di altro se non di pranzi, di acciughe, di squisiti manicaretti, dei prodotti prelibati di ogni paese, di spinole, di cernie, ec. e chi più ne poteva più ne inventava; e tutto ciò con tanto brio e gusto, da far venire l’acquolina in bocca alla stessa spia. Poi Giuseppe Volpe improvvisava delle sciarade bizzarre, pornografiche, da far ridere tutti.