Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/106

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poi de’ Heruli; poi degli Ostrogoti, che la dominarono

    qualche, gentili affetti e di vividi slanci di fantasia, ma impedì ogni vasta e armonica creazione, e unito poscia a un disfrenato amore per il nuovo ed al mal costume, o fè inchinar l’arte nel diciassettesimo secolo, o la spense. Per l’anzidetta preminenza al pensier nudo, ossia del pensiero, la virtù immaginativa de’ Napolitani non ha potuto mai bene immedesimare i due termini o elementi dell’arte, il qual difetto potentemente ha operato financo nell’esterior forma e nello stile. Ci ha in questi assai spesso una tal ritrosia e mala rispondenza; ma, d’altra parte, non è poco malagevole di ritrovarli signori del campo, così che il primo concetto ne sia dilungato o tronco, e si dican cose soverchie o mal appositamente. Ma, se il pensier nudo e astratto ha penetrato e costretto la poesìa, il caldo immaginare de’ nostri, come per vendetta, molto sovente ha invaso il regno delle scienze speculative, ch’era quel solo campo del pensiero astratto ch’ella potea penetrare. Spezialmente nel secolo decimosesto, ne furon traviali i filosofi, ma n’ebbero tanto più vivo entusiasmo e più efficace potere sulle altrui menti. Quel che discorremmo della nostra virtù intellettiva spetta più propriamente alle scienze ed al vero, e quel poco che ora abbiam detto dell’immaginativa meglio risguarda l’arte ed il bello. Ora ci rimane a dir pure alcuna cosa del bene, ossia della moralità dei Napolitani in ciò che si attiene alla lor letteratura, per compier così le generali considerazioni sulla peculiar indole di essa e sul più universale suo aspetto. E quì ci piace di poter risolutamente affermare che, salvo poche eccezioni, tutta la nostra letteratura spira una moralità profonda, tanto che alcuna volta inchina all’austerità ed alla stoica rigidezza. Di molti errori han disviato la mente de’ Napolitani; ma non son derivati mai di cuor guasto, si bene di ardito ingegno, di torta logica o d’illusione dì mente. In filosofia, come s’è menzionato, sonosi malvolentieri, e neanche in tutto, accolte le dottrine empiriche, e nelle loro morali applicazioni o mutate o contraddette, ancora ch’e’ bisognasse violar le logiche deduzioni; nelle scienze politiche, la violenta dottrina dell’Hobbes e l’utilitaria del Macchiavelli han trovato i nostri sempre schivi e repugnanti; nella sociale economia, non si è disconosciuto il valore dell’elemento morale, come nella fredda computatrice,