Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/315

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ricevono la loro fondazione dalla pietà de’ Napolitani, e particolarmente da donne nobili1.

  1. La Religione professata dalia popolazione della nostra Città dai tempi della sua origine fino all’introduzione dell’Evangelo fu quella che antichissimamente dall’Attica in questi lidi i primi Greci vi trasportarono. Ma a ben comprenderla vuolsi innanzi tratto avvertire, che quando i popoli di varia stirpe ragunavansi in un paese per abitarvi, o ad una qualche città ricoveravano, allora il fondator della colonia o i capi della città che accoglievali, loro assegnava con i luoghi da abitarsi dalle famiglie anche i numi che dovevano adorare, come Cerere agli agricoltori, Nettuno a’ marinari, Mercurio alla gente di traffico, ec. Così troviamo aver prescritto Platone, e cosi fu praticato da Romolo. Ma alle genti peregrine che in nuova stanza si congregavano, non solo non vietavasi, ma era obbligo di gratitudine adorare i numi de’ loro padri, che dal suolo natio gli avevano nel viaggio con prosperità accompagnati. Ed ecco gli Dei patròi, cioè gli Dei avìti, gli Dei de’ padri, quelli che aveva portati alla nuova città la gente forestiera; laddove gli Dei delle Fratria venner chiamati, come abbiam cennato Dei fretores ovvero Dei fretrii. Queste due classi di numi furono adorate anche in Napoli. Osserviam, di grazia, i pochi avanzi che ad onta del tempo edace ci rimangono; rileggiamo le iscrizioni in qualche modo conservate; riscontriamo le monete tuttora esistenti; riflettiamo a’ luoghi, dove per tradizione costante si assicura esservi stati tempii, are, ed altri edifizî sacri ed uno stuolo di pagane deità, e troveremo che i Napolitani por lunghissimo tempo quel modo di vivere, que’ riti, quelle superstiziose usanze ebbero in pratica, che i Greci nelle loro rispettive patrie tenacemente avevano conservato. Vi si accoppiarono poscia quelle de’ Campani, e da ultimo le romane, cosicchè il numero degli Dei Napolitani crebbe tanto per ogni dove, per qualunque impiego, atto, o faccenda, che, Quartilla, come abbiamo in Petronio, solea dire esser più facile in quel tempo trovarsi ad ogni passo nella nostra regione un Nume, che un Uomo: «Utique nostra regio tam praesentibus plena est Numinibus, ut facilus possis Deum quam hominem inveire». (in Satyr vers. nostra regio)