Pagina:Notizie della stampa in Prato (Toscana), Firenze, 1908.djvu/9

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distinti artisti, disegnate da Francesco Nenci; come in tempi a noi più prossimi, i sei volumi dell’opera monumentale in quarto grande, del P. Raffaello Garriteci, con cinquecento tavole incise sul rame; dico la Storia dell'arte cristiana nei primi otto secoli della Chiesa, che pubblicata quasi tutta a spese mie, mi recò tante noie e tanti dolori! La tipografia Giada etti esistè anch’oggi, ma pur conservando in parte le antiche tradizioni, può dirsi un’ ombra di quella che fu.

Giacomo Leopardi scriveva nel 1832:1 «La letteratura è annientata in Europa; i librai, chi fallito, chi per fallire, chi ridotto a un solo torchio, chi Costretto ad abbandonare le imprese meglio avviate». Eppure l’anno innanzi Ranieri Guasti, mio padre amatissimo, aveva aperto una tipografia, che presto prosperò e si mantenne sotto lo stesso nome tino a pochi anni sono, sempre con lode di buon gusto, di stampe corrette e altresì d’aver molto giovato a’ buoni studi. E a ciò contribuì moltissimo il figliuolo maggiore Cesare «con attribuzioni fra letterarie di editore e tecniche di correttore delle stampe», massime dopo aver lasciato le scuole del Collegio Cicognini, rifiorito per opera di Giuseppe Silvestri e dove insegnavano il Vannucci, l’Arcangeli ed altri precettori valenti e dotti. A me suo fratello non conviene la lode ; ben m’è lecito ripetere quanto altri scrisse di lui, che fu poi «un maestro di scienza

  1. Lettera al padre, n.° 755 (Firenze, 3 luglio 1832). Vedi Epistolario di Giacomo Leopardi raccolto e ordinato da Prospero Viani, 5a ristampa, vol. II, pag. 489. Firenze, Successori Le Monnier, 1892.