Pagina:Notizie sulla vita del conte Pietro Verri.djvu/48

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dei Visconti, fu pubblicato nel 1783 con qualche

    blimi, che sono uscite dalla penna di sì grand’uomini, non sieno ripiene di calcoli, la novità de’ quali e per la destrezza e per l’eleganza loro è molto interessante. Il sig. D’Alembert non si è contentato di un metodo solo alla soluzion del problema di cui si tratta, e i suoi differenti metodi sono ugualmente degni di lui. Io però non conosco, o signore, un metodo più semplice ed elementare di quello che voi ne avete dato nella vostra Cosmografia. Desso forma un pezzo prezioso di calcolo e di sintesi infinitesimale.... Bisogna non aver letto con attenzione ciò che avete voi pubblicato in questa materia, per negarvi i singolari elogi che voi meritate. Essi vi sono stati giustamente accordati dai più celebri autori stranieri; ma la gloria patriotica, oltre la giustizia, era un motivo di più da indurre gli autori dell’opera periodica che si pubblica nella vostra patria, a fare una special menzione della vostra persona; tanto più che nell’opera medesima si leggono registrati con onore gl’illustri nomi di molti matematici morti e viventi. Il silenzio che si è affettato per riguardo a voi, potrebbe fare maggior torto ai vostri compatrioti, che a voi medesimo (pag. 3-5)...
    ″Io non posso persuadermi che i tre Astronomi non vi abbiano compreso nel numero di que’ grand’uomini (summi viri) che hanno dottamente trattato dell’obliquità dell’Eclittica. Se eglino si fossero limitati a questa sola parte, sarebbero scusabili d’avervi confuso nel numero de’ celebri scrittori che hanno trattato una siffatta materia. Ma giacchè essi hanno parlato ancora de’ limiti dell’accrescimento e del decrescimento dell’Eclittica, che voi avete fissato a 1° 7’, questa scoperta, che è tutta vostra, doveva esservi nominatamente attribuita. Una tal gloria v’è tanto più dovuta, che la determinazione de’ limiti suddetti è interessantissima, e può decidere molte questioni erudite e filosofiche sulla perpendicolarità primitiva dell’Eclittica all’Equatore, sul decrescimento successivo della stessa obliquità, che farebbe nel decorso de’ secoli coincidere final-