Pagina:Novella di Marabottino Manetti.djvu/11

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di marabottino manetti 5

e Piero Tanaldi gli aveano condotti in casa Tommaso, il perchè subito lo referì a messer lo calonico, il quale come uno cane rabbioso andò a trovare Tommaso, e con sue parole bestiali e mal composte fecie una grande minacciata. Tommaso da principio con rigido volto negando sempre fecie le viste di non ne sapere niente, et di poi con dolci e piacevoli parole s’ingiegniò d’attutare l’ira del prete. E chiamatolo da parte con molte belle persuasioni li dimostrò che questo non poteva essere che in casa sua fussi stata recata tal cosa, ma che per insino da ora li si profereva che se lui voleva gitterebbe l’arte, ma a questo fare bisogniava quattro fiaschi di trebbiano per istillare et dipoi li dava l’animo di trovare li commettitori del furto; ma non ne voleva essere nominato per non venire nelle mani dello inquisitore. El sacierdote disideroso di vendicarsi, questo udendo, lo pregò che gittare la dovessi, promettendoli di tenerglielo segreto più che se in confessione gliele avessi detto; e così tornatosi tutto confortato alla pieve, mandò a Tommaso per el suo cherico li quattro fiaschi di trebbiano; li quali veggiendo Tommaso tutto lieto li prese, e disse al cherico: dì a messer lo Piovano ch’elli à fatto bene a mandarli presto, però che la cosa bolle forte e non ci mancava altro che