Pagina:Nozioni sul progetto per la strada di ferro tra Milano e Venezia, 1838.djvu/14

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dall’inattaccabile principio, che il prodotto reso dalle strade di ferro dipende più dal numero dei viaggiatori che dal trasporto delle mercanzie; e che il commercio interno ed i viaggi dei nazionali debbono prendersi in molto maggiore considerazione, che il commercio estero ed i viaggiatori forestieri. Questo principio, se si ha riguardo alle propizie circostanze locali, ci presenta la prospettiva di un ottimo successo dell’impresa; e ci offre nello stesso tempo il miglior punto d’appoggio, per decidere la questione della scelta della linea della strada. Ma di queste linee, come si vede della carta, non se ne presentano che tre. Una di queste, prendendo la direzione del nord toccherebbe le città più considerabili del regno dopo Milano e Venezia, cioè Padova, Vicenza, Verona e Brescia; la seconda si avvicinerebbe ai confini meridionali del regno formati dal Po e passerebbe per Lodi, Cremona e Mantova; la terza finalmente taglierebbe in mezzo il paese e formerebbe la riunione più breve e quasi in linea retta fra i due punti estremi della strada, Milano e Venezia. La terza linea fa la prima proposta, come la più retta, e per conseguenza anche la più breve, e come quella che ha la quasi minor possibile inclinazione, e che per conseguenza sarebbe anche la meno dispendiosa. Ma questi vantaggi sono anche più che compensati dalla circostanza che essa si tiene sempre in considerabile lontananza dalle città principali, non tocca neppure piccoli luoghi, ed attraversa un tratto di paese che ha una popolazione dispersa, e che non offre un terreno favorevole al commercio ed all’industria, e per conseguenza neppure al movimento delle persone e delle mercanzie. Non si potrebbe rimediare a questo inconveniente nemmeno colla costruzione di strade di ferro secondarie che conducessero al centro del movimento; poiché la costruzione