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Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/19

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INTRODUZIONE. xv

mazia; Visnu, Siva e Brama nell’India, sono Amone, Fta, Cnef nell’Egitto, e via via l’identità medesima nelle altre divinità non pure, ma ben anco nella gerarchia stessa dei semidei.

Se dalle tradizioni mitologiche risguardanti le origini del mondo e dell’uomo passiamo a quelle delle origini e delle instituzioni delle prime nazioni noi ci riscontriamo in un ammasso di non meno strane fantasie da ugualmente disperarne la critica dello storico e le induzioni del filosofo. I Bramini, i Giaponesi, i Cinesi, i Caldei, i Persi, gli Egizii, i Fenicii, i Belici, i Giuni dell’Arabia, i Telchini, tutti alla loro volta producono documenti tradizionali che farebbero ciascuno di essi gli autori delle prime nazioni instituite, ed institutrici delle altre. Ma egli è però indubitato che innanzi che le religioni dell’Oriente fossero portate nell’Occidente e nel Settentrione, i Celti empivano l’Europa, e gli Sciti occupavano quelle immense regioni che si allargano su le alture settentrionali dell’Asia. Forse nel tempo stesso che Taunac formava superiormente all’India ed alla Persia un impero nel Turchestan, costituivansi nelle isole dell’Asia tra gli Sciti ed i Celti, orde separate che assumevano nomi diversi, e tanto anticamente quanto gli imperi di cui conosciamo gli annali, cominciarono a formare masse di popoli e nazioni. I Mongoli, i Tartari, del pari che gli Jun-Ju, poscia Unni, hanno pretensione di essere stati i popoli più antichi degli Sciti asiatici, e di avere formato i primi stabilimenti. Senza dubbio questi popoli erano ben lungi dal credere di ripetere la propria origine dai popoli meridionali che in progresso le tante volte sottomisero alle loro leggi. I popoli celti che si partivano l’Europa erano ugualmente vanitosi delle vetustissime loro origini[1]. Gli Scandinavi le estesero pure ai tempi più remoti[2]. Odino distruttore dei giganti fu loro legislatore, i Finni, gli Estonii e i Livonii avevano avuto Ymala; i Lapponi, Baiva; gli Islandesi, Junner; i Germani, Tuiston, figlio di Tis o Tuis e della Terra, come padre di Manno da cui provengono gl’Ingevoni, gli Erminoni, i Vendisi, i Peucini e gli Istevoni che si divisero il centro dell’Europa. I Sarmati avevano avuto Perun, i Bretoni Mosoc, gli Schiavoni Slaveno a loro legislatore ad un’epoca si remota che si smarrisce come quella dei popoli orientali nei più oscuri tempi mitologici[3].

In tanto conflitto di pretese di priorità, la mente del filosofo cristiano vede la terra ugualmente abitata dai popoli fino dai più antichi tempi; deplora la perdita della storia degli uni, la dubbiezza di quella degli altri, e induce che la benignità del clima abbia potuto più o meno sollecitamente sviluppare l’incivilimento e l’esistenza degli imperi che dominarono primi su la faccia della terra: cerca e trova nei documenti delle sacre carte di che risolvere compiutamente il grave problema facendo ugualmente tranquillo il suo cuore e soddisfatta la sua ragione. 1° Dio creò l’uomo adulto e perfetto, dolato della favella nel primo istante della creazione, ricevette ad un tratto nella mente una successione di segni vocali, e le idee espresse di questi segni rampollarono simultaneamente nello spirito di quello tutti quei principii intellettuali e morali che costituirono la causa e l’effetto della sua civiltà: poi fattagli una compagna, Dio stabili fino dai primordii del mondo la società domestica, fondamento di tutte le altre. 2° L’uomo per sua colpa scadde da quel primitivo stato d’innocenza e felicità; la sua caduta turbò e sconvolse quell’armonica disposizione delle umane facoltà. Alla corruzione dell’uomo Dio provede colla promessa di un Redentore del cui sacrifizio eruento era segno il prescritto olocausto degli animali. 3° La specie umana non è più antica di sei o settemila anni, e tutte le così dette razze o stirpi umane hanno una sola e medesima origine. — Ecco in qual modo le sacre carte, il cristianesimo hanno sciolto il problema del come, del quando, del perchè hanno esistito ed esistono gli uomini, e della ereazione di tutto l’universo[4].

  1. ↑ Des Celtes, antérieurement aux temps historiques par M. Le Deist de Botidoux.
  2. ↑ Franke, Tavole genealogiche per l’istoria dei popoli Scandinavi. Vedi anche il Museo Scandinavo ann. 1797.
  3. ↑ A tutte queste cosmogonie avremmo dovuto aggiungere le greche (non comprendiamo la platonica) e la greco-romana, se di tutte non fossero queste le più complicate e contraddittorie, e diremo anzi le meno meritevoli di essere sollevate alla scientifica dignità di una vera cosmogonia, altro più non essendo esse che un antilogico e grossolano sincretismo di principii tratti dall’Egitto, dalla Persia, dall’India, e fors’anche dalla Scandinavia. Abbiamo detto, non compresa la platonica, giacchè è dessa certamente dopo la mosaica la più perfetta delle antiche cosmogonie; intorno ad essa ponno essere consultati i bellissimi Études sur le Timée de Platon (Parigi 1841) di Martin, e particolarmente le note XXII, XXXVIII e LXIV, in cui è dottamente ragionato della sua analogia con quella di Mosè.
  4. ↑ Marcel de Serres nella sua opera De la Cosmogonie de Moise comparée aux faits géologiques, Wiseman nei suoi Discorsi sulle relazioni tra la scienza e la Religione rivelata, Buckland, Labèche e più altri hanno molto dottamente aiutate le credenze cristiane su questo principio di dottrina biblica cogli argomenti stessi della geologia; assunto già stato preso dal Duclot e dal Bergier, ma non troppo felicemente riuscito, il primo per inopia di dottrina, l’altro per troppe declamazioni che toccavano a nulla.