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Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/28

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xxiv INTRODUZIONE.

saluberrima il mangiarne le carni. Ma veniamo a nazioni a noi più vicine. Allorchè i negri Jagas, al riferire di Laharpe, si impadroniscono di alcuna città nemica, trucidano tutti coloro che sono oltre il tredicesimo anno di età e se li divorano. Secondo il medesimo autore gli Alfuriani, montanari dell’isola di Ceylan, innanzi che conoscessero il garofano, cibavano la carne de’ loro nemici estinti. Fra presso che tutti gli abitanti delle isole del mare del Sud fu da’ viaggiatori ritrovata comunissima l’antropofagia. I Canadesi, tutti gli Americani settentrionali, i Messicani, i selvaggi del Rio della Plata, della Guiana, del Brasile, della Nuova Zelanda, delle isole Sandwich tutti erano in siffatto barbaro costume al tempo della loro prima scoperta falta da’ viaggiatori. D’onde ripetere quel carattere sanguinario che domina nelle religioni di presso che tutte le prime nazioni selvaggie se non se dallo stato ferino ed antropofago in cui hanno vissuto? Egli è indubitato che le religiose sono le prime instituzioni per opera delle quali le primitive nazioni barbare e randagie cominciarono a venire gradatamente a dirozzarsi e ad una convivenza sociale; quindi la forma ed il carattere delle religioni, come quelle che più vicinamente doveano sentire l’influenza dei costumi de’ popoli su cui cercava di dominare la più sicura e veridica espressione dello stato morale di quei tempi. Il dio Moloc degli Ammoniti a cui bruciavansi in olocausto dei bambini; la dea Siria de’ Siri, a cui sacrificavansi pure dei bambini gettandoli dalla sommità del tempio[1]; la dea Triclaria degli lonii, a cui ogni anno erano una vergine ed un fanciullo immolati[2]; gli atrocissimi riti degli Albani riportati da Erodoto[3]; quelli degli Sciti riportati da Luciano; che non ne dicono i sacrifizi dei Locresi onde pacificar Pallade irritata dall’attentato di Aiace contro Cassandra[4]; i sacrifizii de’ Lacedemoni a Diana Ortia[5]; quelli degli abitanti di Potnia nella Beozia al dio Bacco[6]; degli Arcadi in onore del Giove Liceo[7]; dei Leucadi ad Apollo[8]; dei Germani al loro Mercurio[9], de’ Goti al loro Marte[10]; degli antichi Normanni e Danesi al Sole[11], degli antichi Svedesi[12]; de’ Britanni[13], e degli abitanti dell’isola Mona, oggi Anglesey[14]; dei Seritifinni[15]; degli antichi Marsigliesi[16]; degli Franchi[17]; de’ Lusitani[18]; de Cartaginesi[19]; degli Etiopi[20]; degli Egizi[21]; de’ Giaponesi[22] e moltissimi altri popoli selvaggi si antichi che moderni? Come siffatte sanguinarie credenze ed istituzioni poleano introdursi e mantenersi presso queste nazioni, ove analoghi costumi non ve le avessero già innanzi disposte? Come sostenere tanta carnificina, tanti spettacoli di sangue, se alla carnificina, se a sanguinosi spettacoli già non le avessero adusate l’antropofagia? E se tutte queste prove storiche e tradizionali non valgono ancora ad interamente persuadere che gli uomini abbiano potuto trascorrere a tanta atrocità nè averne di essa quel ribrezzo che si profondo eccitasi in noi solo considerandole, valga il raziocinio. Riducete l’uomo in uno stato d’infanzia morale, come esser doveva nei primi tempi, destituito del sussidio di una provetta ragione, perchè spentosi in lui il lume della primitiva rivelazione, governato da quegli istinti che la ragione tuttavia bambina non poteva nè dominare, nè dirigere a bene; esagilato, aggirato da tutte quelle tempestose passioni tanto più veementi e brutali, quanto più sono signoreggiate da una corpulenta fantasia che ognor sorge vie più gigante quanto meno è efficace la forza dell’intelletto, e facilmente si orribili scene della primitiva barbarie umana non più parranno impossibili e nemmanco improbabili. Nè si opponga essere troppo duro il credere che l’uomo abbandonato ai soli suoi istinti naturali possa riuscire a tanto di atrocità, cui quasi mai giunge la ferocia nemmeno dei bruti a cibarsi della carne della propria specie. Nei bruti destituiti di presso che tutta quella potenza di ragione della quale sì eminenti e progressive sono le attitudini nell’uomo, dovevano essere necessariamente gli istinti e maggiormente determinati e meno suscettivi di alterazione, mentre, ove fosse stata insita nella loro

  1. ↑ Luciano, De Dea Syr.
  2. ↑ Pausania, Ach.
  3. ↑ Lib. I.
  4. ↑ Natale Conti, Mitolog., lib. I, cap. 10.
  5. ↑ Pausania, Lacon., lib. III.
  6. ↑ Pausania, Achaic.
  7. ↑ Plinio, lib. VIII.
  8. ↑ Strabone, lib. X.
  9. ↑ Sax., lib. III — Worm., lib. I.
  10. ↑ Jornandes, De rebus Goth., cap. 5.
  11. ↑ Ditmarus, lib. II.
  12. ↑ Loccenio, De antiq. Svedie., pag. 32.
  13. ↑ Seldeno, Brit. antiq., lib. I.
  14. ↑ Fulgosio, lib. I, cap. I.
  15. ↑ Procopio, De bello Goth., lib. II.
  16. ↑ Lucano, Phars., lib. III. — Servio al lib. IX dell'Eneid.
  17. ↑ Procopio, De bello Goth., lib. II.
  18. ↑ Strabone, lib. IX.
  19. ↑ Diodoro, lib. X.
  20. ↑ Heliod., Æthiop., lib. X.
  21. ↑ Hygin., fab. 31. — Apollod., lib. V.
  22. ↑ Chevreau, Hist. du Monde, tom. V, lib. VIII, cap. 4.