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| INTRODUZIONE. | xlvii |
qui si arrestarono i progressi della geometria di quel periodo. L’analisi geometrica, di cui parecchi opinarono [1] fossero stati gli antichi affatto digiuni, rimonta a questi tempi, e la concorde autorità degli antichi ne attribuisce l’invenzione a Platone, che comunicolla a Laodomante, e Proclo, che ne tessè in certo qual modo la storia, la prova sapientemente adoprata da Teeteto, Archita, Neocle, Eudosso, Menecmo ed altri[2]. Pappo riferisce pure siccome i geometri antichi gingnessero coll’uso della iperbola e della concoide a molte ingegnose soluzioni dello stesso problema circa la trisezione dell’angolo.
Intanto dalla scienza astratta si passava pur anche all’applicazione pratica di essa, ed il solo Archita, che, per usare la frase di Laerzio, fu il primo che conducesse o regolasse il moto istrumentale o mecanico con figure geometriche[3], mostrò colla celebrità delle sue operazioni a qual grado di perfezione fosse già in Italia pervenuta mecanica, sì che Aristotele l’annovera già fra parti delle matematiche che appartengono alla geometria, ed egli stesso più precisamente determina a qual parte della geometria s’aspetti, restringendola a quella che tratta dei solidi ossia alla stereometria[4]. Nicomaco, sussidiato dalla matematica, versa lungamente sulla dottrina armonica dei pitagorici e le acustiche proporzioni dei suoni musicali che credevano poter dedurre dal moto circolare dei sette pianeti[5]; sistema in cui Gregory[6] e Maclaurin[7] con qualche altro pretesero di riscontrare le grandi leggi newtoniane dell’attrazione; Aristotele stesso[8], Aristosseno, che Burney chiama il greco Rameau, ed Euclide detto dallo stesso d’Alembert di Grecia[9], applicano le matematiche alle teorie del suono.
Se non così estesi, non meno importanti furono i progressi fatti in questo periodo dalle scienze naturali. L’anatomia, che invano cercherebbe le sue origini nelle opere anatomiche, forse giammai esistite, dell’egizio Athotide, nelle cognizioni rivelateci dal Cleyer dei Cinesi, non è altrimenti nata che in Grecia. Ivi, nonostante la severità delle leggi che vietavano ogni profanazione dei cadaveri, noi veggiamo Democrito[10] segretamente applicare ad anatomiche investigazioni. E dal vedere come Empedocle conoscesse la coclea dell’orecchio interno, come Alcmeone avesse già esaputo alludere all’esistenza delle trombe faloppiane, e come il medesimo erasi già fatto autore di un trattato di anatomia; dal vedere le numerose cognizioni tramandateci da quegli antichi sulla storia delle ossa e dei principali visceri, si può presupporre abbastanza progredita questa scienza anche anteriormente ad Aristotele. Intanto Ippocrate conosceva il diploe, supponeva la esistenza della sinovia, varie articolazioni, fra le quali quella della mascella inferiore. Aristotele avendo sparati in gran numero cadaveri umani, mostrava pel primo provenire i vasi dal cuore e non dalla testa; conosceva l’aorta e la vena cava; parlava pel primo con verità dei nervi, dei quali previde la connessione col cervello; determinava pel primo le anatomiche differenze esistenti fra la scimia e l’uomo; propose pel primo di dividere l’anatomia in generale e particolare, e supponeva la esistenza dei vasi lattei. Che non ci avrebbe rivelato Prassagora colle sue opere sulla scienza anatomica di questo periodo, se queste non fossero andate smarrite? Galeno gli attribuisce la distinzione prima delle vene e delle arterie ed il riconoscimento della contrattilità di cui sono fornite queste ultime; d’avere pel primo giustamente opinato sui cotiledoni uterini, e di avere del pari che Filotimo considerato il cervello qual gonfiamento della midolla spinale. I lavori anatomici di Polibo, dei quali vuolsi che alcuno sia fra gli ippocratici, quelli di Diogene Apollionate, di Eutrifone; le opere di Diocle Caristio, il primo maestro delle preparazioni anatomiche e illustratore delle membrane, della generazione e della respirazione, quelle di Filotimo e più altri, porgono una ben ampia idea delle cognizioni anatomiche di quegli antichi.
La chirurgia in questo periodo continua in Egitto ad essere un esclusivo esercizio del sacerdozio, i di cui ministri se ne avevano distribuito i varii rami: ed il salasso, le scarificazioni, la cauterizzazione delle tempia, della nuca e del torace pare fossero i soli oggetti componenti la loro terapeutica-chirurgica. Se ne stette la chirurgia in uguale imperfezione presso gli Ebrei, i quali adottarono molti costumi e varie superstizioni dell’Egitto. Nè la sollevarono a maggiori progressi i Cinesi, i Giaponesi, gli Indiani; il salasso, la amputazione, la moesa, le incisioni sulla fronte ed alle palpebre da essi opposte alle ostinate ottalmie frequenti nei loro climi, sono le sole operazioni chirurgiche che praticaronsi in antico, e che praticansi anche oggidi, in tutto l’Oriente.
- ↑ Encyclop. meth. Math., Diss. prelim.
- ↑ In Euclid. lib. II e III.
- ↑ In Archita.
- ↑ Andres, Scienze naturali, cap. V.
- ↑ Enchir. harm. lib. I.
- ↑ Astron. phis. et geometr.
- ↑ Expos. de la philos. Newton, lib. II, cap. 2.
- ↑ Nel trattato Dell’oggetto e dell’udito ecc.
- ↑ Hist. of music. cap. V.
- ↑ Epistol. inter Hippocrat.