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| INTRODUZIONE. | li |
loro frasi farebbero supporre ad essi cognita la circolazione del sangue[1]. Teofrasto avrebbe conosciuta la sessualità delle piante[2] e sperimentato l’accoppiamento delle palme per renderle fruttifere[3]. Empedocle avrebbe parlato dell’ermafroditismo vegetale[4] Ippocrate, Empedocle, Aristotele avrebbero conosciuta la generazione ovipara di Stenone e di Redi; Ippocrate, Platone, Aristotele la spermatica di Hartsocker, Leewenhock, Spallanzani[5]. Nelle matematiche Diofante sarebbe stato nel 360 av. C. il vero creatore dell’algebra, e Vallis troverebbe nel metodo delle esaustioni degli antichi il vero metodo degli indivisibili[6]. Nell’astronomia poi le scoperte di quei primi osservatori avrebbero del miracolo, considerazion fatta agli strumenti di cui era allora la scienza proveduta. Eraclito da Ponto ed Eefanto pitagorici avrebbero insegnata la rivoluzione dei pianeti sopra se stessi[7]. Empedocle ed Anassimandro conosciuto essere la luna illuminata dal sole[8]. Pitagora indotta popolata la luna[9]; Anassagora scorte le montagne e le valli[10]; Democrito attribuite a queste valli e a queste montagne le macchie lunari[11]. Pitea avrebbe trovato corrispondere il flusso e riflusso del mare alle fasi della luna[12]. Aristarco pel primo avrebbe insegnato il metodo di determinare la distanza del sole dalla terra, mediante la dicotomia della luna[13]; Ipparco e Timeo di Locri avrebbero considerata la precessione degli equinozi[14]. I Caldei, gli Egizi, Pitagora, Democrito, Ippocrate da Chio, Artemidoro conosciuto il ritorno, la natura, il corso delle comete[15]. Ma tutte siffatte scoperte, perchè cadute tosto in oblio e isterilite da un sopragiungere infinito di errori, esercitatono un influsso cosi nullo nel progressivo sviluppo delle scienze cui appartengono, che stimammo doverle qui tutte indistintamente cumulare, siccome straniere alla storia genealogica dello scibile umano.
Le scienze morali frattanto avevano avuto in questo periodo Budda nell’India, Sin-mu nel Giapone, Confucio e Mencio nella Cina, Zoroastro nella Persia, Socrate in Grecia, Numa in Italia, Boccori in Egitto, i quali o nelle leggi o nel culto o nelle scuole avevano introdotta l’idea delle virtù cittadine siccome a fondamento delle grandi arti e sociali, ed erettele in teoria dello stesso più universale tornaconto. I precetti loro valicarono i secoli e si perpetuarono sino a noi.
Le letterature di parecchi popoli hanno già acquistato gli eterni monumenti che durano tuttavia nella ammirazione degli uomini siccome tipi di sapienza di creazione. La poesia ha già avuto nella Cina i celebri canti in onore di Yn-ki; il Kue-fong, il Ya, il Sung di cui si compone il Ki-king di Confucio e le elegie di Kin-ping; nell’India le opere di Viasa; nella Grecia già surse l’epico Omero ed il didattico Esiodo; Epigene, Tespi, Frinico, Cherilo d’Atene, Aristarco di Tegea creano il dramma e la tragedia, che Eschilo, Sofocle, Euripide sollevano col loro genio alla maggiore altezza estetica; Susarione, Cratino, Eupoli, Ferecrate, Platone il comico, Aristofane compongono la comedia antica, mentre Epicarmo e Formi compongono la siciliana, Alceo, Saffo, Anacreonte, Ibico, Bacchilide, Stesicoro, Pindaro, Corinna sublimano la lirica; Laso di Ermione, Pratina, Prassilla creano il ditirambo; Archiloco ha trovato il giambo e con esso creata la satira; Callino l’elegia guerriera in cui Tirteo si rende immortale; Esopo crea la favola e l’apologo, se pur non la deriva dal Locman e dal Bidpay dell’India[16]. La storia ha nella Cina Confucio, lo Sciu-king ed il Tehun-tsieu continuato da Tso-kien-ming; i lavori di Li-Isce sulle tre dinastie Hia, Chang, Tchen, e le opere storico-filosofiche di Meng-tseu. Ctesia di Gaido e Clearco danno la storia dei Persi; lo stesso Ctesia e Megastene quella dell’India; Abideno della Caldea; Bione di Proconneso quella degli Assiri; Carone di Lampsaco quella di Persia e di Creta; Santo quella di Lidia; Ippi reggiano quella di Sicilia. Nella Grecia poi, nella terra della grande civiltà, Ecateo, Ellanico, Ferecide, Cadmo milesio, Acusilao e più altri danno principio a quei parziali lavori storici dai quali in progresso Erodoto, Tucidide e Senofonte traggono maleria e forma per le immortali loro storie sortite ad essere uno splendido tipo di arte e di sapienza pei secoli avvenire. Antifonte, Lisia, Iseo, Isocrate,
- ↑ Hippocr., Oper., tom. I, sect. 17. De venis, Platone, ’’Timeo’’, ediz. di Lione, 1590, pag. 545.
- ↑ Hist. Plant., lib. III, cap. 9.
- ↑ Hist. Plant., lib. II, cap. 9.
- ↑ Aristotel., De plantis, lib. I, cap. 2.
- ↑ Dutens, Recherches etc., part. III, cap. 2.
- ↑ Oper., tom. II, pag. 2.
- ↑ Plutarco, De placit. philos., lib. III, cap. 12.
- ↑ Plutarco, De facie in orbe lunæ. - Diog. Laer. in Anaximandro, lib. II.
- ↑ Plut., De placit. phil., lib. II, cap. 30.
- ↑ Stobeo, Eclog. phys., lib. I.
- ↑ Plutarco, De facie in orbe lunæ.
- ↑ Plutarco, De placit. ecc., lib. III, cap. 17.
- ↑ Dutens, Recherches etc., tom. II, part. IV, cap. 1.
- ↑ Timeo, De anima mundi, nell’edizione di Platone, tradotto dal Serrano, tom. III, pag. 96.
- ↑ Dutens, ib., parte II, cap. 10.
- ↑ Vedi Bidpay, l’edizione del Sacy, Parigi 1816.