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| lii | INTRODUZIONE. |
Eschine applicano la retorica all’eloquenza, l’eloquenza al foro giudiziario e politico, e Demostene, colla potenza di un genio solo in questi ultimi anni emulato, tutti li sorpassa. È pure in questo periodo che noi veggiamo apparire i primi studii della grammatica. Democrito porta le filosofiche sue discussioni sui verbi, sui nomi, sui dialetti[1]. Platone stesso discende nel Cratilo ed in altri dialoghi a ricerche grammaticali, ed Aristotele serisse pur tanto di tutte le arti del parlare, che Dione Crisostomo ben a ragione ripete da lui il principio della critica e della grammatica[2]. Illustratori della grammatica furono pure Teodette e Teofrasto; e gli stoici, con a capo Crisippo, spinsero a tali estremi le minuzie grammaticali, da quasi disgradarne i lavori di tutti que’ posteriori grammatici che, come vedremo, tennero sotto i Tolomei l’impero delle lettere. Nè è a dire che a questi soli rami si restringesse la letteratura di quegli antichi sapienti, che anzi non vi ha parte dello scibile letterario a cui non avessero eglino applicato. E ritornando alla storia, che non fecero essi mai in tutte le diverse parti in cui questa si suddivide? Quanti scrittori di vite e commentari e giornali non produssero? Ateneo cita vari libri di vite scritte da Clearco solense[3]. Laerzio parla di vite scritte da Senocrate[4], di Aristosseno non ci rimane più che l’opera maggiormente celebrata, le sue Vite degli uomini illustri[5]; e scrittori di vite furono Eraclide pontico e Dicearco e Megacle[6], nè altrimenti che biografie erano le imagini coordinate in ordine alfabetico che Suida narra avere scritte Pamfilo discepolo di Platone[7]. Commentari e memorie storiche si scontrano citali sotto i nomi di Teofrasto, di Jeronimo rodio e più altri: e del solo Alessandro cita Ateneo due giornali, di Eumene cardiano e di Diodoto eritreo[8]. Dello stesso Alessandro furono biografi Callistene, Aristobulo, Clitarco, Clito, Anassimene, Onesicrito, Nearco. Nè mancarono i Greci di autori che si dessero alle sole descrizioni storiche di città e provincie. Senofonte formò descrizioni storico-politiche dei Lacedemoni e degli Ateniesi, ed ebbersi poscia uguali descrizioni dei Corinti da Eforo, dei Sicioni da Menecmo, dei Messeni, dei Beozi da Mirone; Dicearco scrisse descrizioni degli istituti e dei costumi di tutte le città e di tutti i popoli della Grecia[9]. Ebbero pure scrittori di storie letterarie: e Senofonte compose una storia dei fatti e dei detti di Socrate; Filisto compose una storia dell’arte oratoria; Fania, discepolo di Aristotele, scrisse una storia dei poeti[10]; Apollodoro una dei legislatori e delle sette filosofiche[11]. Teofrasto ed Eudemo scrissero storie dell’aritmetica, della geometria e dell’astronomia[12]. Filostefano cireneo scrisse una storia delle invenzioni[13]; Eraclide, di quelle dei pitagorici[14]; Fania dei socratici[15]; Nicandro degli aristotelici[16]; Pamfilo dei pittori[17]; Dicearco delle gare musicali[18] e Menecmo degli artefici[19].
Gli Annoni, i Pitea, i Scilaci erano i Colombi, i Magellani, i Cook dell’antica geografia; Democrito, Eudosso, Dicearco ne erano i Mannert, i Maltebrun, i Balbi; e la stessa cronologia, avvegnachè arbitrariamente scissa in contrari sistemi, aveva avuti giudiziosi e dotti cultori in Santo di Lidia, Acusilao, Ferecide, Ellanico: i quali vennero indi tutti sorpassati da Timeo che coll’opera sua Olimpionica, ossia Atti cronici, si ebbe il nome di primo cronologo dell’antichità[20]. Petavio[21], Bouhier[22], Freret[23], Larcher[24] hanno assai dottamente dimostrata la maravigliosa giustezza della cronologia di Erodoto, il che implica una scienza allora molto avanzata in queste discipline.
La musica poi aveva in questo periodo prodotto nella carriera de’ suoi progressi un sì numeroso avvicendamento di sistemi, da trovarsi già divisa in una maravigliosa diversità di sette, siccome la Agenoria, la Damonia, l’Epigonia, l’Eratoclea ed altre tutte anteriori ad Aristosseno, siccome le posteriori a costui, l’Archestrassia, l’Agonia, la Faliscia, l’Ermippia e più altre, che tutte vennero poi mandate in oblio dalla Pitagorica, dall’Aristossenica, e dalla ancor più tarda
- ↑ Laert. in Democr.
- ↑ Orat., lib. III.
- ↑ Lib. IV, VI, XIII.
- ↑ In Senocrate.
- ↑ Vossio, De hist. gr., lib. I, cap. 9.
- ↑ Andres, tom. III, P. III, c. 1.
- ↑ Lexicon græc. alla voce Pamfilo.
- ↑ Lib. X.
- ↑ V. Gronovio, Græc. Ant., tom. XI.
- ↑ Ateneo, lib. VIII.
- ↑ Laerzio in Solone.
- ↑ Andres, loco citato.
- ↑ Clem. Aless., Strom., lib. I.
- ↑ Laerzio in Heraclide.
- ↑ Laerzio in Antistene.
- ↑ Suida, Lexicon.
- ↑ Ibid.
- ↑ Scol. in Aristophanis Vespas.
- ↑ Ateneo, lib. II.
- ↑ Diod. Sicul., lib. V. — Suida, Lexicon in Timeo.
- ↑ De doctr. temp., lib. I, cap. 28.
- ↑ Rech. et dissert. sur Hérodot.
- ↑ Reflex. etc., Acad. des Inscrip., tom. VI et passim.
- ↑ Hérodot. etc., VII, Tabl. chronol.