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Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/57

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INTRODUZIONE. liii

di Tolomeo, di cui Martini[1] e Requeno[2] sì profondamente ragionarono. Già Terpandro, che pel primo aveva riportato il premio ai giuochi carnii, aveva aggiunte tre corde all’antica lira; Laso d’Ermione aveva pel primo scritto della teoria generale della musica e porte le prime regole di composizione e di canto accoppiando il precetto all’esempio; Aristotele esaminando le varie maniere di canto chiama sinfonia un concerto formato da due voci che cantino l’aria medesima o suonino due strumenti accordati all’unisono; chiama antifonia il concerto prodotto da due strumenti che eseguiscano l’aria stessa, ma accordati all’ottava[3]. Olimpo, musico frigio, trova come i sei tuoni di Pitagora ed il settimo aggiunto da Simonide non empivano tutta l’estensione della voce e degli strumenti, ed introduce nella modulazione i semituoni; ne fa la scoperta con uno strumento simile a quello di Pitagora, su cui tende una corda più minuta fra gli intervalli delle altre, e combinando questi semituoni coi tuoni intieri riesce ad un sistema che abbraccia i tre generi della musica vocale ed istrumentale, cioè il diatonico antichissimo, il cromatico, trovato allora allora da Timoteo, e l’enarmonico di sua scoperta. Poco da poi Aristosseno divide il tuono in nove parti, quattro delle quali fanno il semituono minore e cinque il maggiore; dà il nome di comma a ciascuna divisione e costruisce il suo tetracordo onde formare un sistema che comprenda tutti i suoni gradevoli all’orecchio.

Sorgono frattanto contemporanei ai progressi delle scienze i più gloriosi monumenti delle arti antiche; e brilla l’architettura etrusca in Italia nelle città ben munite, nei canali, negli edifizi, le di cui raine da poco tempo riapparse rivelarono arti, costumanze e magnificenze su cui la storia era affatto silenziosa. Tali sono le grandi moli erette con massi riquadrati o poligoni e senza cemento che conservano tuttavia le etrusche città di Volterra, Fiesole, Cortona, Perugia, Cossa, Segni; tali la torre dei giganti nell’isola di Gozo, il tempio di Giove Laziale sul monte Albano, e quello di Alba nei Marsi; tali i vetusti sepolcri scoperti a Castel di Asso, le grotte Cornettane o Tarquinie; tali gli acquedotti presso l’antichissima Vitulonia (Canino), i magnifici ponti alla Fiora, monumenti di parecchi secoli anteriori all’arte e greca[4]. Sorge nella Media la città di Ecbatana (Hamadan), circuita da sette maravigliose muraraglie disposte a terrazzi e splendidamente dipinte a vari colori; e spicca di mezzo ad essa il palazzo reale la di cui minor maraviglia erano le tegole di argento che ne coprivano i tetti ed i colmigni. Stupiscono quell’età i canali e gli edifizi di Amasi a Menfi ed a Sais; gli edifizi ed i canali di Nabucodonosor in Babilonia; le residenze mortuarie dei re di Persia a Persepoli, e le ruine di Tehilminar, le più gigantesche dopo le egizie, offrono tuttavia colonne di cinquanta piedi d’altezza e di una circonferenza, che mal raggiungono le abbracciate di tre uomini. Appartengono pure a questo periodo il perfezionamento dell’arte dorica e ionica; la costruzione di magnifici tempii in Magna Grecia di cui sussistono ruine a Selino, a Segeste, in Sicilia, a Pesto. Agrigento offre il più grande tempio dell’arte greca, e grande si che un uomo potea mettersi ritto nelle scanalature delle sue colonne: Siracusa presenta una delle più alte maraviglie antiche nel suo teatro intagliato nella roccia; sorge il tempio di Giove panellenico ad Egina, quello di Olimpia che chiude il Giove di Fidia, e Ctesifone erge in istile ionico il tempio di Diana in Efeso, il più bel tempio dell’Asia minore. Ictino e Callicrate alzano il Partenone in Atene, sorvegliandone Fidia i lavori. I propilei, architettura di Mnesicle, aprono in istile ionico e dorico l’ingresso al Panteone, e con questi vede Atene sorgere l’Odeone, il tempio di Teseo, opera dorica di Cimone, e quello di Giove olimpico architettato da Callimaco nell’ordine corinzio, di cui fu creatore. Tarquinio Prisco costruisce le famose cloache ed il gran circo in Roma. Servio Tullio circonda la città eterna di torri, mura e fossa, e Tarquinio il Superbo v’innalza il tempio di Giove Capitolino; Fidia, Policleto, Mirone, Aleamene, Ctesilao, Nancide, Scopa, Prassitele ecc. popolano i monumenti architettonici delle maraviglie del loro scalpello.

La pittura che nell’Etruria aveva già arrivati quei maravigliosi progressi che Plinio farebbe risalire ai tempi di Tarquinio Prisco (650 a. C.) che Gori, Passéri, Maffei, Guarnacci, Bonarroti, Montfaucon, Paoli, D’Arco opinarono, e che il principe di Canino ha tanto sapientemente provati anteriori alle arti greche[5], aveva in questo periodo anche

  1. Storia della musica.
  2. Saggio sul ristabilimento dell’arte armonica de’ Greci e Romani ecc. Vedi anche il Burney, Hist. of music, tom. I; lo Stilingfleet, Princip. and prouv. of Harmony.
  3. Vi si adoperava uno strumento appellato megadi, in cui le corde erano accordate all’ottava, di modo che pizzicate insieme mandavano un solo suono.
  4. Vedi su questi monumenti il Bonarroti nelle sue Giunte al Dempster, il Vermiglioli, l’Inghirami, Gori e Micali.
  5. Vedi il suo Museo etrusco, e specialmente la sua lettera contenente la descrizione del suo museo ecc.