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| lxvi | INTRODUZIONE. |
Romani i primi institutori dei consoli oggidi stabiliti presso tutte le nazioni commercianti[1]? Non furono essi, come lo provarono Stypman[2], Kurike[3], Mejer[4], Pardessus[5], Stracca[6], i primi ordinatori delle società di marittima assicurazione? Essi che, come lo dimostrarono l’Eineccio[7], l’Ayrer[8], l’Hugo[9], introdussero primi nel commercio le lettere di cambio? che instituirono, nei Prosseneti, il più ben amministrato ufficio di sensali?[10]
Tali erano gli impulsi che impartivano le leggi, tali i progressi che gli accorgimenti del cittadino impartivano al commercio in Roma. Che non fecero in seguito i Cesari colle loro non più emulate munificenze? Per provedere il commercio di opportuni emporii Giulio Cesare riedifica Corinto, Augusto ristabilisce Cartagine. La Mauritania Tingitana, l’Africa in generale, Utica in particolare sentono il beneficio dei privilegi impartiti al commercio da Augusto, il quale per esplorare nuovi scali, per acquistare nuovi elementi alle mercantili imprese dei Romani invia numerose flotte nell’Oceano lungo le coste d’Europa fin oltre il capo Cimbrico, lungo quelle d’Africa verso la linea e le volge a settentrione verso le Paludi Meotidi, a mezzodi nel golfo Arabico: stabilisce, colle galee conquistate ad Azio, delle flotte a Ravenna per tutelare il commercio dell’Adriatico, altre a Miseno per difendere le rive del mare di mezzodi dalla Spagna all’Egitto, altre a Frejus a guardia della costa delle Gallie[11]; l’Eusino è per lui difeso da 40 bastimenti e 3000 soldati[12]. Mercè le sue cure, i porti d’Italia[13] ampliati e ristabiliti accolgono di continuo le flotte del Ponto Eusino, dell’Asia Minore, della Grecia, delle isole dell’Arcipelago, della Siria, della Libia, dell’Egitto[14]. L’Iberia, la Gallia, le Isole Britanniche già teatro di tante guerre, acquistano al commercio nuova vita mercè i privilegi e gli incoraggiamenti da lui impartiti[15]. Si frequentano da navi romane i porti di Patola, di Barigaza, di Tyndis, di Musiri[16] situati all’ovest della penisola al di qua del Gange fino allora sconosciuti; già si nominano l’aurea Chersoneso e Catigara[17] e Taprobana (Ceylan), e giungono a Roma gli ambasciatori degli Indi, dei Seri, dei Seiti[18] all’oggetto di stringere commerciali relazioni. Numerosi opificii si fanno da lui erigere in Roma, ed un gran numero di professioni e di arti state sino allora sconosciute vi hanno vita ed incremento maraviglioso[19]. Veniamo ai tempi di Dionisio d’Alicarnasso, e noi troviamo i Romani signori e navigatori di tutto il mare, non solo di quello chiuso fra le colonne di Ercole, ma eziandio dell’Oceano per tutto dove era navigabile[20]. Le conquiste romane soggiogano perfino, avvegnachè dopo gravi sagrifici, il commercio della Arabia[21]. Tiberio portate le armi fino sulle rive dell’Elba fa trascorrere dalla sua flotta l’Oceano settentrionale, la quale rimonta poscia l’Elba stessa e si riunisce al suo esercito[22]. Druso riunisce per mire commerciali il Reno con l’Issel mediante il canale chiamato la fossa drusiana; Corbulone sotto Claudio riunisce il Reno alla Mosa con un canale di 25 miglia, e Antistio Veto divisa sotto Nerone di unire il Reno alla Mosella, far comunicare il Mediterraneo coll’Oceano. Claudio, dopo le molte vittorie navali de’ suoi capitani, stabilisce una flotta cui dà il nome di britannica, a difesa del commercio coll’Inghilterra novello fondatore del porto di Ostia. Traiano, presa la città di Ctesifonte, discende fino all’imboccatura del Tigri e dell’Eufrate, penetra l’Oceano e stabilisce sul mar Rosso una flotta a guarentigia del commercio delle Indie. Antonino Pio ricostruisce il porto a Terracina, il porto ed il faro a
- ↑ Vedi Bouchaud, Théorie des traités de commerce, pag. 138.
- ↑ De jure maritimo, part. IV, cap. 7.
- ↑ Diatriba de assecurationibus, proem.
- ↑ De assecurationibus mercatorum, cap. I, §. 1.
- ↑ Collect. de lois marit., cap. III, pag. 72.
- ↑ De assecuratione, proem., §. 8.
- ↑ Elementa juris cambialis, cap. I, §. 7.
- ↑ De vestigiis cambii apud Romanos.
- ↑ Civilitisch Magasin, tom. III, pag. 126.
- ↑ Dig., lib. L., tit. XIV, De Proxeneticis.
- ↑ Sveton., §. 49. — Tacito, Annal., lib. IV, §. 5.
- ↑ Orosio, II. 19.
- ↑ I Romani, dice d’Agincourt, non si limitavano ad aprir porti nei luoghi in cui la natura ne notava il sito; da Ceutania Cella ossia Civitavecchia fino a Terracina, l’antico Anxur, io ne ho visitati sette. Storia dell’arte, Introd., pag. XLVI. Cito la traduzione doviziosa di sì belle note del dott. Zardetti.
- ↑ Tacit., Hist., lib. III, cap. 48.
- ↑ Strab., lib. IV, cap. III, §. 1, 2. — Plin., Hist., lib. VII, cap. 48.
- ↑ Plin., Hist. nat., lib. VI, cap. XXIII; Peripl. mar. Erythr. pag. 29.
- ↑ Plin., Hist. nat., lib. II, cap. 47 e 108.
- ↑ Sveton., Vit. Aug., cap. XXI. — Florus, lib. IV, c. XII.
- ↑ Pastoret, Mémoires de l’Académie des Inscrip., t. V, pag. 85.
- ↑ Dionis., Antiq. rom., lib. I.
- ↑ E poterono stabilire sulle sue coste un ricevitore, il quale riscuoteva il quarto delle mercanzie che vi approdavano, con una guarnigione che lo tutelava; ed Aden, celebre porto e città mercantile, era così frequentata romane, che ebbe il nome di Porto romano.
- ↑ Vellejo, cap. 106.
- ↑ dans toutes les autres parties de la législation civile, les jureconsultes romains n’ont laissé aux modernes que la gloire de les imiter, Collect. de lois maritim., c. III, p. 63.