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| lxviii | INTRODUZIONE. |
tutte doviziate delle spoglie dei vinti, d’onde proveniva?
Si consideri pertanto alle imprese marittime sì di guerra che di commercio, alle leggi tutelatrici e promotrici della mercatura, alle profonde vedute amministrative sì del senato che dei Cesari, di cui abbiam qui offerto un si rapido cenno e inducasi quale non debba essere stata la perizia nautica dei Romani, quanto il loro governo, si di repubblica che di impero, abbia sentita la somma importanza sociale delle arti mercantili ed industriali; quanto profondamente non abbiano i loro magistrati meditati e svolti tutti i più gravi problemi della politica economia.
Ma intanto le matematiche continuando il corso del loro progresso sorgono in Alessandria ad un’altezza emulatrice dell’antica sapienza egizia, e della greca stessa. L’astronomia riconosce da questo periodo l’epoca della vera sua sistemazione in scienza positiva. Già innanzi che Tolomeo Filadelfo fondasse la celebre scuola d’Alessandria, Autolico avea composto i suoi due trattati della Sfera e Del levarsi e tramontar delle stelle, i più antichi lavori che ne rimangono dei Greci; Arato parafrasato le due opere di Eudossio i Fenomeni e lo Specchio, e Dionigi d’Alessandria incominciata l’era astronomica col 15 giugno, e scoperto l’anno solare di 365 giorni, 5 ore, 49 minuti. Quindi Aristillo e Timocari primi osservatori della scuola alessandrina formano un catalogo delle stelle, osservando le principali del zodiaco, ed offrendo con ciò ad Ipparco la prima idea della precessione degli equinozii, a Tolomeo, quella della teoria del moto degli astri; Aristarco da Samo determina la distanza del sole per la dicotomia della luna, coglie cioè l’istante in cui la parte visibile della luna è semi-illuminata, e misura la grandezza dell’arco intercetto fra il sole e questo pianeta; trova un triangolo rettangolo, un cui lato vien costituito dalla distanza dalla luna alla terra, l’altro da quella dalla luna al sole, ed il terzo dalla distanza dal sole all’occhio dello spettatore; trova la distanza dal sole alla terra venti volte più grande di quella dalla terra alla luna, ed il diametro della luna essere un terzo di quello della terra[1]; inventa l’emisfero del quadrante, o quadrante orizzontale; determina il diametro del sole a della circonferenza celeste, e abbozza il primo sistema astronomico collocando il sole al centro delle stelle e muovendo intorno a lui tutti i pianeti[2]. Eratostene inventa la sfera armillare, strumento di tanto sussidio alle più fine operazioni astronomiche. La posizione del zodiaco, la via del corso del sole attraverso le stelle, la distanza dei punti solstiziali e l’obliquità della eclittica erano state l’oggetto della ricerca di molti astronomi, i quali non avevano però potuto che svagare in congetture, quando pure si eccettuino l’osservazione già accennata di Pitea e l’osservazione del solstizio fatta da Aristarco; Eratostene colla esattezza a cui pretendea la scuola alessandrina, replica numerose osservazioni nei solstizi estivi e negli invernali, e determina la distanza nei tropici fra 47° 40’, e 47° 45’; la luna ci dista per lui 780,000 stadi, il sole 804,000,000[3]; eseguisce la prima misura astronomica e geometrica della terra, e la determina, confrontando l’altezza del polo d’Alessandria e di Siene, a stadi 250,000[4], misura assai prossima a quella data in questi ultimi tempi dal Delambre; insegna agli Egizi misurare l’altezza delle piramidi secondo l’ombra e sospetta lo schiacciamento dei poli. Archimede autore del primo planetario, assegna al diametro del sole un valore compreso tra la 200ma parte dell’angolo retto, e la 164ma; calcola il moto dei pianeti; lo rappresenta e dà il centro di gravità degli spazi parabolici e circolari; Virgilio[5] e Seneca[6] lodano di quest’epoca un Conone celeberrimo astronomo, ma la storia della scienza nulla ci ricorda di lui, e ci volge ad Ipparco il vero padre dell’astronomia: quegli che da empirica, come era per l’innanzi quasi sempre stata, la sublima agli universali principii di vera scienza, creando la teoria che connette tutti i fatti osservati, dando la misura precisa che somministra i mezzi di calcolare tutti i fenomeni, saperne conchiudere le distanze e la celerità dei corpi celesti, il loro corso, i loro incontri, i loro eclissi, e determinare i tempi, i modi con cui questi fenomeni si presentano. Scopre egli che il sole più non leva in primavera nei segni stessi sotto cui levava ai tempi degli Argonauti, e ciò gli rivela come la precessione degli equinozii o il movimento progressivo delle stelle in longitudine si faccia parallelamente all’eclittica; osserva il ritorno del sole all’equatore ed ai tropici; e paragonando le sue
- ↑ De magnit. et dist. solis et lunæ.
- ↑ V. Archimed. in Aren.
- ↑ Plut., De plac. phil., lib. II, cap. 32.
- ↑ Plinio (lib. II, cap. 108), Vitruvio (lib. I, cap. 6) e Macrobio (Somn. Scip., lib. I, cap. 20) dicono 252,000; osserva il Riccioli (Almag., lib. III, cap. 27), che ciò risulta dall’avere essi preso nel numero tondo di 700 gli stadii compresi in un grado, e che Eratostene ne contava solamente 694. 49.
- ↑ Eclog. II.
- ↑ Quest. nat., lib. VII, cap. 3.