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Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/76

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lxxii INTRODUZIONE.

noi sconosciute; lo specchio ustorio, la vite perpetua, la vite inclinata, la carrucola mobile, o polispasto, la forza delle leve, sono tutte sue creazioni e scoperte. Diade, Ninfodoro, Difilo, Carida, Ctesifonte, Ctesibio, Bitone, Giulio Africano promovono sempre più gli avanzamenti della mecanica; Erone dimostra con Filone come la leva, il cuneo e le altre tre forze di cui constano tutte le machine anche d’oggidi, si riducono, benchè di figura molto diversa, ad una sola natura; Pappo, dopo esposte tutte le cognizioni mecaniche antiche e a lui contemporanee, accresce il tesoro di esse riducendo a maggior forza ed a ragioni più esatte i teoremi antichi, e producendone de’ suoi affatto nuovi, e specialmente intorno all’uso che si può fare del centro di gravità, per la dimensione delle figure, dimostrando sempre più quel gran vero, che le figure prodotte per circonvoluzione d’una linea o d’una superficie sono fra loro in ragione composta delle figure generatrici, e delle circonferenze descritte pe’ loro centri di gravità.

Nè mancò in questo periodo qualche progresso all’ottica; nonostante sia comunemente riconosciuto Empedocle il primo che trattasse sistematicamente della luce, e che sino dai tempi di Socrate e di Platone si conoscesse la costruzione degli specchi metallici e l’uso dei vetri ustorii, la propagazione della luce in linea retta e l’uguaglianza degli angoli d’incidenza e di riflessione, pure il più antico trattato di ottica non va più oltre di questo quarto periodo, ed è quello comanemente attribuito ad Euclide: ed avvegnachè ben poca cosa da tale trattato inferir si possa circa le antiche cognizioni di questa scienza, da un trattato di ottica di Tolomeo, non ha guari scopertosi nella reale biblioteca di Parigi, vi ha luogo a poter indurre che molte osservazioni siano state fatte in Alessandria sulla rifrazione, benchè fosse allora tuttavia occulta la legge che si seguiva.

Nè fecero le scienze naturali un minor progresso delle matematiche, e l’anatomia ripete dalla scuola Alessandrina i maggiori avanzamenti che ottenesse presso gli antichi. Scopre Erofilo la circolazione polmonare, i plessi coroidei, il ligamento rotondo del femore, il calamo degli scrittori, l’epididimo, la prostata, le vescichette seminali e le corde tendinose del cuore, dà il nome al duodeno, scopre le differenze di densità fra le pareti delle arterie e quelle delle vene[1], e distingue positivamente i nervi dai ligamenti e dai tendini: intravede i vasi chiliferi, descrive l’orificio dell’utero, il fegato, l’osso ioide, riconosce la forza delle pulsazioni dipendere dal cuore, e riesce a tante e sì belle scoperte sparando ben seicento cadaveri[2]. Erasistrato suo compagno di scuola e di scienza, scopre le circonvoluzioni del cervello umano maggiori di quelle di un bruto, scopre l’acquedotto del Silvio e il quarto ventricolo; trova le valvole del cuore che hanno da lui il nome; distingue la trachea e mostra passar per essa l’aria e non l’alimento, descrive i vasi chiliferi o lattei già accennati da Erofilo, che però giaciono per 1919 anni dimenticati ed occulti, dà il nome di parenchima alla sostanza del fegato e con Erofilo divide la gloria di avere fatto dei nervi un sistema connesso al cervello, di avere creata la miologia ed il linguaggio della scienza anatomica[3]. Distingue Areteo due tuniche negl’intestini, inietta la vena cava inferiore, e spiega una emiplegia per un intricamento di nervi[4]; Eudemo scopre il pancreas; Rufo scopre la pleura, differente capacità dei due ventricoli del cuore, descrive il timo mostrandolo non esistente in ogni età; designa le commessure ed il tragitto dei nervi ottici, ed arricchisce la nomenclatura anatomica[5]; Marino fissa sette paia di nervi cerebrali; scopre il nervo palatino; scrive delle ministrazioni anatomiche; Sorano illustra gli organi genitali feminili; scopre l’imene, la clitoride, le ovaie, le tube del Falloppio e porge un’esatta descrizione dell’utero; Celso, uomo di enciclopediche dottrine, riunisce le spare cognizioni anatomiche de’ suoi tempi: porge qualche descrizione dei visceri toracici e addominali, e fa progredire di un gran passo l’osteologia: descrive mirabilmente la parte ossea del meato uditorio; indica la lamina cribrosa dell’olfatorio, dicendo comunicar il naso col cervello per mezzo di moltiplici fori[6]. Finalmente sorge Galeno, il primo creatore di un compiuto sistema di anatomia; gran promotore della dissezione dei cadaveri non ostante i pregiudizii dei Romani, anatomizza un elefante, scimie, uccelli, pesci, serpenti in numero infinito; avanza la miologia con ottime descrizioni dei muscoli dorsali e laringei; scopre il pellicciaio o platisma mioideo ed il popliteo; riconosce alcune porzioni del nervo gran simpatio; ammette trentadue paia di nervi, sette cerebrali

  1. Haller fa Prassagora il primo a distinguere le vene dalle arterie. V. Bibl. anat. Prassagoras.
  2. Goelicke, Historia anatomice nova æque antiqua etc.Portal, Histoir. de l’anatomiæ etc.Lauth, Histoir. de l’anatomie etc.
  3. Bidloo, De antiq. anatomes, pag. 17.
  4. Schulze, Historiae anatomica specimen, pag. 25.
  5. Leempoel, Anatomes origo, progressus et auctores, pag. 17.
  6. Vedi la famosa edizione delle opere di Celso del 1785 colle illustrazioni del Bianconi.