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| INTRODUZIONE. | lxxiii |
e dodici spinali; ritiene la midolla allungata qual prolungamento dell’encefalo; mostra, contro l’opinione di Erasistrato che le arterie racchiudono sangue del pari delle vene; descrive mirabilmente i vasi che si distribuiscono per ogni organo; riconosce le vene più numerose delle arterie, e dovizioso di tutta la scienza degli Alessandrini rimane per 1200 anni la sola autorità nell’anatomia[1]. Posteriormente a lui Oribasio disseca scimie; ma componendo un trattato anatomico non fa più che copiare Galeno, Nemesio plagia Oribasio; Melezio non fa più che spiegare alcuni vocaboli oscuri della scienza; Aezio, il solo dei Greci che abbia posteriormente a Galeno sparati cadaveri in Alessandria, non fa più che raccogliere le opere degli anatomici suoi predecessori[2]; Vegezio, il celebre anatomico del cavallo, chiude la storia dell’anatomia di questo periodo.
La fisiologia intanto comincia a giovarsi de’ fatti dell’anatomia. Dal το ευορμου d’Ippocrate che Polibo, Tessalo e Diocle si argomentano di sempre più sviluppare in una teoria fisiologica[3]; dai principii di Aristotele che stabiliscono originarsi le idee dai sensi, contenere la materia in se stessa e il principio e l’esistenza del moto (ἀρχὴν κινήσεως xαι στάσεως); l’anima essere il principio attivo dei corpi; la dottrina dei quattro elementi[4]; dalla scoperta già accennata di Prassagora o di Erofilo, ldella differenza fra le vene e le arterie; dalle esperienze di Erofilo che derivò dalle arterie il polso, e dai nervi il ministerio dei sensi; da quelle di Erasistrato che distinse i nervi del movimento che vengono dalle miningi da quelli delle sensazioni che vengono dal cerebro; dalle conosciute funzioni delle glandule che Marino mostrò secernere un fluido umettatore delle parti; dallo studio dei polsi fatto da Rufo, il quale trovò la loro causa nel cuore; dalla spiegazione data da Areteo della emiplegia, già accennata, puossi indurre che non fossero affatto stranieri gli antichi alle ricerche ed ai principii risguardanti le funzioni animali della vita. Galeno sincretista riduce a sistema tutto il tesoro delle esperienze altrui; ma fatalmente più spesso dialettico che non fisiologo, compone la dottrina dei quattro elementi, e delle qualità prime che ne provengono, la quale arresta la scienza per un lungo ordine di secoli isterilita[5].
L’igiene che ebbe pure per suo creatore Ippocrate, il primo a stabilirla sopra una teoria della sanità, ad osservare e descrivere l’influenza dei climi ed altri accidenti naturali sulla salute dell’uomo, ad inculcare specialmente la cura del regime dietetico, l’igiene, da Ippocrate in poi, fece assai scarsi progressi. I lavori di Filotimo, Mnesiteo, di Eraclide tarentino, di Senocrate d’Afrodisea sugli alimenti; le idee dietetiche di Plutarco, di Antillo; i metodici lavori di Celso sui principii dietetici d’Ippocrate, che ebbero da Galeno un qualche maggiore sviluppamento, sono tutto che di meglio vanta la scienza igienica di questo periodo[6].
Ma più copiosi furono i progressi della medicina, specialmente per opera dei due grandi anatomici Erasistrato ed Erofilo. Quegli col condurre le teorie mediche a più moderato uso di salassi e purgativi, a sbarrazzarle di una infinita congerie di antidoti e medicamentose meschianze di fossili, piante, animali ed altri prodotti terrestri e marini, ed a riabilitare le astinenze, le diete, l’esercizio, le tisane e i medicamenti semplici; questi col temperare le dottrine di Erasistrato talvolta troppo degeneranti agli estremi, e riabilitando il salasso, i purgativi, l’uso delle erbe, e specialmente colla dottrina dei polsi della quale può dirsi essere egli stato il primo a farne l’applicazione in medicina. Da questi due sommi si originarono le sette alessandrine, la empirica costituita dei discepoli di Erofilo, e la dogmatica propagatrice delle teorie di Erasistrato: furono principali della prima Filino, Serapione, Zeusi, Nicandro, Menudata; della seconda Icesia ed Asclepiade a Roma. Continuano esse ad avvicendarsi polemiche e contumelie, finchè Leonide alessandrino tenta di conciliarle con un sistema materialmente raccozzatore che ebbe il nome di episintetico, ed Agatino riescì di fondere in uno tutto ciò che vi ha di vero nell’una e nell’altra, d’onde emerse la scuola degli eclettici seguita da Areteo, Cassio, Archigene, Erodoto, Antillo. Quasi contemporanea a questa sorge la scuola metodica fondata da Temisone in Italia, sviluppata dall’enciclopedico Celso, il primo in tutta l’antichità a ridurre in sistema ed in corpo ordinato e metodico tutta quanta la medicina; modificata da Eudemo e Vezio Valente; presso che totalmente innovata dalle diatritarie teorie di Tessalo, Mnasea, Dionisio, Proclo, Antipatro, cui
- ↑ Vedi l’edizione greco-latina delle opere di Galeno data a Lipsia dal Kühn nell’anno 1821, la più pregiata di tutte.
- ↑ Gœlicke, Histor. anatom. etc., pag. 31. - Lassus, Essai ou Discours historique et critique sur les dècouvertes faites en anatomie etc.
- ↑ Kirsten, De physiologia ortu et progressu, pag. 2.
- ↑ Osann, Ideen zur Bearbeitung einer Geschichte der Physiologie, pag. 94.
- ↑ Osann, opera citata, pag. 109.
- ↑ Mackenzie, History of health and the art of preserving etc.
| Encicl. pop. - Tomo I. | I |