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| lxxiv | INTRODUZIONE. |
apportano rettificazioni il milesio Olimpico, l’afrodisco Menemaco, e l’efesio Sorano. Ateneo surroga ai quattro elementi le loro proprietà speciali, cioè a dire il caldo, il freddo, l’umido, il secco, cui aggiunge lo spirito, siccome il vero moderatore della salute, e si costituisce la scuola pneumatica. Arriva finalmente Galeno, dogmatico in teoria, empirico nella pratica, raccoglie e coordina tutte le teorie de’ suoi predecessori, ed offre nella maravigliosa moltiplicità delle sue opere libri diagnostici, pronostici, terapeutici, clinici, dietetici; i polsi, le orine, i segni dei mali, clcagioni, le sedi, le crisi, i rimedii, tutto tratta e sviluppa nel modo il più ampio e compiuto che non si fosse peranco fatto da alcuno. Ma è fatalmente creatore di quell’umorismo che, perchè connesso alla celebrità ed all’autorità della sua vasta dottrina, tiranneggia la scienza per lo spazio di ben mille e duecento anni. Ammonio Sacca, fondatore del neoplatonismo in Alessandria, apre la via nella medicina al misticismo orientale; le parole magiche, gli esorcismi, gli amuleti traviano la terapeutica, e mettonsi in luogo della materia medica. Oribasio, Celio Aureliano, i due Marcelli, Sereno Samonico, Vindiciano, Prisciano sono in questo periodo impotente ritegno a quelle strane aberrazioni della scienza[1].
È pure in questo periodo che la farmacia si separò dal resto della medicina per opera principalmente della scuola alessandrina, e che le preparazioni medicamentose, state per l’innanzi l’opera dei medici stessi, cominciarono ad avere degli speciali trattatisti. Mantias, Eraclide di Ponto, Nicandro Colofone e gli stessi monarchi di Pergamo e del Ponto, Attalo Filometore e Mitridate Eupatore, emersero distinti in queste preparazioni. In seguito Filone di Tarso, Servilio Damocrate, Menecrate, Scribonio Largo il più antico noto raccoglitore delle formole di medicamenti, Andromaco di Creta, Asclepiade, giovarono chi più chi meno, i progressi di questa scienza sino alla comparsa di Galeno, che tutto riassume e coordina, come già fece nelle altre mediche discipline; nè la farmacia fece più oltre un passo sino al secolo VIII, in cui, siccome vedremo, ebbe innovazioni ed incremento dallo studio degli Arabi[2].
Da Ippocrate, Aristotele e Teofrasto in poi la materia medica ottiene notevoli avanzamenti dalla scuola alessandrina, da Zopiro, Cleofante specialmente da Dioscoride e da Galeno, dopo i quali è invasa dalle più matte superstizioni e dalla magia per un lungo ordine di secoli[3].
La chirurgia dividesi nelle scuole d’Alessandria nella sua professione dalla medicina, e comincia farsi una scienza sempre più progressiva mediante lo studio esclusivo di alcuni suoi rami particolari; sì che Filossene diviene il più famoso oculista; Ammonio, Sostrate e Megete i più celebri operatori della cistotomia; Eraclide di Taranto il migliore operatore dell’anchiloblefaro, del simblefaro e della trichiasi[4]; Nicandro il più esperto chirurgo delle ferite prodotte dalle morsicature dei serpenti; Pasicrate, Nileo e Ninfodoro inventano alcuni apparecchi proprii alla riduzione delle fratture[5]; Erasistrato apre l’addomine per gli ascessi del fegato, a fine di medicare le parti in modo diretto; Erofilo perfeziona la teoria e la pratica dell’ostetricia. In progresso Asclepiade surroga in Roma alle atrocità di Arcagato una chirurgia blanda e meglio illuminata[6], pratica la broncotomia, scarifica la gola in anginoso, e trova un gran numero di nuovi medicamenti esterni; Temisone introduce pel primo l’uso delle sanguisughe. Finalmente arriva Celso il più dotto di tutti i chirurgi dell’antichità, ed offre un molto prezioso sommario di tutti i lavori chirurgici dai più rimoti tempi fino a lui, sì che per lui noi veggiamo allora la cateratta per depressione fatta mediante un ago portato attraverso la sclerotica dietro la iride, e col quale rompevasi il corpo opaco e riascendevasi onde disperderne i frammenti: processo stato anche in questi ultimi tempi raccomandato dal grande Scarpa nelle cateratte caseose o lattee; il cauterio preferirsi ai caustici nella operazione della fistola lagrimale; ridursi l’ernia inguinale incarcerata dopo dilatato l’anello su cui il chirurgo applicava un cauterio per provocarne il rinserramento e prevenire il ritorno del male; operarsi l’idrocele con la eccisione della tonaca vaginale; incidersi, per estrarre i calcoli vescicali, il perineo sul corpo estraneo, spinto innanzi dalle dita introdotte nel retto; metodo chiamato il piccolo apparato, e praticato fin verso gli ultimi secoli; i caustici e le legature essere i processi più usitati
- ↑ Vedi Haller, Biblioth. medicinæ practicæ etc. — Sprengel, Storia prammatica della medicina. — Le Clerc, Hist. de la médecine. — Ackermann, Institutiones historiæ medicinæ. — Good, History of medicine. — Broussais, Examen de la doctrine médicale, l’edizione del 1829.
- ↑ Vedi Dempwolf, De origine, progressu et hodierno statu pharmaciæ (1807).
- ↑ Vogel, Historia materiæ medicæ ad novissima tempora producta.
- ↑ Slevogat, De fatis chirurgiæ, pag. 17.
- ↑ Goelicke, Historia chirurgiæ antiqua; passim.
- ↑ Portal, Histoire de l’anatomie et de la chirurgie, tom. I, pag. 27.