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| lxxvi | INTRODUZIONE. |
di corno di lanterne lucido e trasparente onde meglio studiare il lavoro delle api.
Molto maggiori furono gli avanzamenti avuti dalla botanica in questo periodo, nel quale oltre a Glaukia illustratore dei cardi[1], Fania illustratore delle ortiche[2], Genzio re dell’Iliria scopritore ed illustratore della genziana[3], Moschione illustratore dei rafani[4], Apollodoro scopritore ed illustratore della sensitiva[5], Giuba re della Mauritania scopritore ed illustratore dell’euforbia[6], oltre alle opere De plantagine di Temisone[7], De bupleuro oleraceo di Glaucone[8], De kytiso di Archiloco, il Tanitro di Asclepiade, e tutte le altre di M. Catone, di C. Valgio, di Varrone, di Columella, di Celso e più altri, ci basti accennare quelle opere botaniche di Mitridate Eupatore che Pompeo fece tradurre in latino da Pomponio Lena, e che segnarono i veri principii di questa scienza presso i Romani[9]; quell’Antonio Castore autore di un orto botanico, dovizioso di tutte le piante e le erbe del mondo allora conosciuto (52 a. C.)[10]; quel Dioscoride illustratore delle virtù medicinali di oltre seicento piante e primo autore d’un sistema della materia medica[11]; Plinio che riassume nella sua storia tutta la sapienza botanica dei suoi tempi, e Galeno che meglio di ogni altro applica i vegetali alla cura dei mali[12].
La fisica generale e particolare è tuttavia delirante in sistemi metafisici, la chimica è tutta crisopeia.
La filosofia intanto, dopo le grandi intellettuali architetture di Pitagora, di Platone e di Aristotele, non ebbe alcun reale progresso in questo periodo che nel positivismo dei Romani, e nelle sublimi innovazioni del cristianesimo. Lo spirito filosofico di Grecia importato ad Alessandria andò sempre più decadendo, ed alle grandi concezioni originali del pensiero si surrogavano commentari, confronti, miscellanee, compilazioni[13]. Ma in Roma, ove le speculazioni stesse filosofiche erano sempre rivolte a qualche sociale bisogno, ebbe la filosofia un cultore profondo ed eloquente in Cicerone il quale colle sue opere De finibus, de natura Deorum, de divinatione, de fato, de legibus, de officiis, mostrò come sulle pedate altrui (specialmente degli Stoici, di Platone, di Aristotele anche di Epicuro, si potesse emergere pensatore originale[14]). Lucrezio, Plinio II, Luciano, Diogene Laerzio, Celso, professarono, illustrarono le teorie di Epicuro[15]. Atenodoro, Masonio Rufo, Annio Cornuto, Cheremone, Eufrate, Dione Crisostomo, e specialmente Seneca, Epitetto e Marco Aurelio Antonino svilupparono meglio quelle dello stoicismo[16]; Andronico da Rodi, Cratippo, Nicola Damasceno, Xenarco, Alessandro Egeo, specialmente Alessandro d’Afrodisia si argomentarono a diffondere la filosofia d’Aristotele[17]; Sestio e Sozione d’Alessandria, Apollonio Tianeo il pitagorismo[18]; ma di tutti costoro più grandi in fama ed in numero emergono i neoplatonici, fra i quali distinguonsi Trasillo, Teone, Alcinoo, Albino, Plutarco, Calvisio Tauro, Apuleio, Massincoda Tiro, Galeno, Favorino; Enesidemo rinova le teorie del dubbio[19], e con esso sorge lo scetticismo della scuola eminentemente rappresentata da Sesto Empirico[20]; Filone e Giuseppe, amendue ebrei, rivestono il giudaismo delle spoglie filosofiche dei Greci[21]; con Simone Mago, Menandro, Cerinto, Sirio Saturnino, Arpocrate, Valentino, Marcione, Cerdone, Bardesane e Manele sorge e si propaga il gnosticismo[22]; Ammonio d’Alessandria si sforza di ravvicinare Platone ed Aristotele sulle più capitali quistioni[23], e di qui
- ↑ Plinio, lib. X, cap. XXIII.
- ↑ Id. lib. XXII, cap. XIII.
- ↑ Id. lib. XXV, cap. VII.
- ↑ Id. lib. XIX, cap. V.
- ↑ Id. lib. XXIV, cap. XVII.
- ↑ Id. lib. XXV, cap. VII.
- ↑ Id. lib. XXXV, cap. IX.
- ↑ Galeno, Oper., tom. V, P. I.
- ↑ Plinio, lib. XXV, cap. VIII.
- ↑ Id. lib. XXV, cap. II.
- ↑ Nel suo sistema le piante sono divise in quattro classi: 1° le aromatiche: 2° le alimentari; 3° le medicinali; 4° le velenose. I migliori traduttori di Dioscoride furono Ruelle nell’anno 1516; Cornaro nell’anno 1557; Saraceno nell’anno 1598; il più celebre de’ suoi commentatori fu il Mattioli nel 1554.
- ↑ De simpl. med. fac.
- ↑ Heyne, De genio sæculi Ptolemæorum, Opusc. acad., tom. I, pag. 76.
- ↑ Meiners, De philosophia Ciceronis etc. — Facciolati, Vita Ciceronis litteraria. — Hulsemann, De indole philosophica M. T. Ciceronis.
- ↑ Vedi il Tennemann, part. I, period. I, §. 181.
- ↑ Wegscheider, Ethices Stoicorum recentiorum fundamenta etc.
- ↑ Patricius, Discussionum peripateticarum, tom. IV, quibus aristotelice philosophia universa historia atque dogmata cum veterum placitis collata eleganter et erudite declarantur.
- ↑ Tennemann, Manuale, part. I, period. I, § 181.
- ↑ Eusebius, Præp. evang., XIV. 1. 18.
- ↑ Vedi l’ediz, delle opere di Sesto Empirico, di Struve, Regiom. 1823.
- ↑ Vedi lo Stahl, lo Schreiter, citati dal Tenneman part. I, per. 1, §. 197.
- ↑ Oltre le opere di Walsch, Lewald, Neander, Beausobre, vedi Matter, Histoire critique du gnosticisme, 1828
- ↑ Roester, De commentitiis philosophia Ammoniacæ fraudibus et noxis, 1786.