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| INTRODUZIONE. | xci |
di Jakut[1], di Makrizi[2], di Nurreddin Ahmed[3], di Obeidalla[4] ecc., quali immense dovizie non rappresentano dell’araba sapienza? Ma qui non è tutto. Volete scrittori di statistica, vedete le opere del solo Daheri[5], che ben mostra avere compreso l’ufficio e le competenze della statistica con una latitudine di viste non minore di quella che la concepi Gioia in questi ultimi tempi. La lucerna dei re di Abubeckr Mohamed, che in 64 capitoli riassume la scienza dell’arte di ben governare un regno, attinta non tanto al Corano, quanto ai migliori autori arabi, persiani, greci, indiani e cinesi; il Libro dei doveri di un re, di Fachreddino; il Libro di politica, di Navali Maulana; Serag almoluch (fiaccola dei re), di Rosc; l’Ahia olum eddin, di Algazeli; le diverse opere di Abilnur, di Thalhat e di moltissimi altri vi rivelano la scienza politica e civile sì dei principi, che degli uomini di Stato e dei filosofi arabi. Venite agli studi della giurisprudenza, e non v’ha quistione di diritto civile che non sia stata da qualche dotto giureconsulto illustrata[6]; sì che la schiera di questi scrittori tocca a tal numero, che Ibrahim Alseirazi, il quale nel suo Catalogo de’ giureconsulti maomettani volle solo porgere il nome di essi e il titolo delle loro opere, venne a capo di due forti volumi, e Rosc riuscì ad opera ancora più voluminosa nella Biblioteca araba de giureconsulti spagnuoli[7]. Askeri abu Helab[8] e Makrizi[9] illustrarono la numismatica ecc.
Non vi fu ramo delle scienze naturali a cui non siansi gli Arabi applicati, e cominceremo
- ↑ Alfabeto dei paesi. Fu compendiata questa geografia da Safieddin Abdalmamen.
- ↑ Descrizione geografica e topografica dell’Egitto e del Cairo. Questo immenso e classico lavoro parla del sistema del cielo e della terra, poi del mar Mediterraneo, del mar Rosso, del Nilo, de’ suoi canali, delle piramidi, dei sovrani e governatori dell’Egitto, dei riti e delle leggi, delle fortezze, ricchezze, redditi, bagni, città, edifizi pubblici, tempii, tribunali, ospedali, collegi, ponti, piazze, contrade, delle chiese dei conti, dei cristiani e più altre cose. Langlès, Hornemann, Sacy, lodarono a cielo questo lavoro, e trassero da esso grande partito.
- ↑ Doni offerti a re. Quest’opera vastissima divisa in 10 libri tratta della terra e sua divisione, delle varie regioni del mondo, provincie, regni, città, mari, isole, monti, fiumi, laghi, fontane, animali, pietre, piante, religioni, abitanti, ed in un corollario che segue, delle longitudini e latitudini.
- ↑ Le strade, i paesi e la descrizione delle terre. Maseudi e Macrini tennero quest’opera di grande autorità.
- ↑ Esposizione esatta delle provincie e descrizione dei Comuni ecc. Questa grandiosa opera offre un quadro minuto dell’impero dei Mamelucchi in Egitto: è troppo importante il contenuto di essa perchè non abbiamo a porgerne l’indice: il I° libro o capo tratta dei titoli che assicurano all’Egitto la superiorità sopra gli altri imperi del mondo, dei suoi luoghi di divozione e di pellegrinaggio, de’ suoi meravigliosi monumenti tanto antichi che moderni, de’ suoi limiti, delle sue città, delle sue frontiere, delle provincie e paesi di suo dominio: il II del potere sovrano, delle qualità di usufruttuario, dei suoi doveri, dei giorni di gala e di cerimonia, degli uniformi degli impiegati; il III del capo dei fedeli, del suo rango, del suo stato, dei gran cadì o giudici, degli imani o dottori, dei legali e dei cadì particolari; il IV del primo ministro e sopraintendente delle finanze, del tesoro del sultano e suoi amministratori, dei segretarii di Stato, dell’ispettore generale delle armate, dell’oratore od primo avvocato del divano, o gran consiglio, del prefetto di palazzo; il V dei figli del sultano e dei principi del sangue, del reggente, del vicario dell’impero, del prefetto delle scuderie, degli emiri comandanti di mille mamelucchi ed altri emiri ed d’inferior grado; il VI dei grandi ufficiali della corona, dei ciambellanti e guardie del corpo, dei loro servigi, e loro posti, delle colombaie di piccioni messaggieri, del trasporto delle nevi e delle poste reali; il VII delle case delle principesse e sottointendente degli harem o serragli, degli eununchi o domestici liberi dal serraglio, della guardaroba della Corona, della sala d’armi, dei magazzini del sultano, dei due granai reali; l’VIII degli uffiziali del palazzo, della cucina, delle scuderie, della falconeria, caccia del sultano e luoghi ad essa destinati; il IX degli inspettori delle terre e loro incumbenze, dei governatori delle provincie d’Egitto, dei comandanti particolari, degli impiegati della città e dei borghi; il X dei vicerè preposti al governo delle otto provincie della Siria, dei gran cadì, degli emiri, degli amministratori ed ufficiali impiegati in queste provincie, delle guardigioni e loro comandanti particolari; l’XI degli emiri e antichi arabi, degli emiri turchi e curdi al servizio dello Stato, delle spedizioni militari, dei campi volanti, della conquista dell’Jemen, del Diarbeckr e dell’isola di Cipro sotto regno del sultano Malech Asceraf; il XII di alcuni fatti storici degni di esser conosciuti e meditati, perchè servan di regola, e di alcuni pezzi di poesia morale di Malech Sciamel, principe sovrano del forte di Heifa, con una risposta di Malec Asceraf a Mirza Scah Roch figlio di Tamerlano. Quest’ultimo capo contiene in tre sezioni degli aneddoti e delle massime arabe, che convengono in questi tre punti, che i principi sono rovesciati da quelli che innalzano, che il destino regge tutto e bisogna esser paziente e rassegnato, e che l’incostanza e la mala fede sono la base del cuor umano. Vedi il Viaggio di Volney, la Crestomazia araba di Sacy, ed il citato Dizionario di De Rossi.
- ↑ Shafei parlando del quale Ebn Hanbal soleva dire ch’egli era pel mondo ciò stesso che era il sole, era ciò che la salute era per il corpo, passa per il principe dei giureconsulti dell’islamismo: il Thabakat al Shafeiat non è più che una storia di tutti i dottori seguaci di lui. Altra opera fondamentale della giurisprudenza musulmana è l’Hidayet dello sceiko Burhaneddin Ali (1196). Intorno a questa giurisprudenza veggasi la classica opera del cav. Muradjea d’Obsson.
- ↑ Vedi Reiske nei suoi Supplementi citati, pag. 255. Casiri, tom. II, pag. 164.
- ↑ Libro delle monete arabe d’oro e d’argento. Vedi Reiske, pag. 711.
- ↑ Storia delle monete arabe e musulmane. Quest’opera preziosissima venne tradotta in latino e stampata da Tychsen (Rostock 1797) ed in francese da Sacy (Magaz. Encyclop. n° 24, anno 11, e n° 1, anno III.
(Londra 1800): Sacy (Magaz. encyclop., tom. VI, anno VII) trovò molto infedele questa traduzione.