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Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/96

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xcii INTRODUZIONE.

dalla medicina. Già fino dai tempi di Maometto vi avevano medici alla Mecca, educati alla scuola dei Greci; fra questi Hbereth ebn Kaldath sorse in grande nominanza, e venne da Maometto stesso altamente celebrato[1]; ma non fu che poscia che gli Arabi, guidati da Omar, si impadronirono dell’Egitto che l’araba medicina venne portata al grado di una scienza illuminata. Scrive Abulfaragio[2] in proposito della medicina araba, che i Siriaci eressero sopra fondamenta greche l’edifizio che in progresso gli Arabi cercarono di sempre più abbellire, e ciò prova come i cristiani greci di Siria, in un però cogli Ebrei, fossero stati i maestri degli Arabi, traducendo in arabo le opere mediche: ma non ostante che tali traduzioni fossero in appresso la base di tutte le loro cognizioni, pure non mancarono essi di emergere con istudi loro particolari, mercè il favore prodigato da parecchi califfi. Quindi vediamo nella famosa Università di Bagdad un collegio dei medici presieduto da un capo, cui era commesso l’esame di tutti coloro che esercitar volevano l’arte medica. Una schiera innumerevole di dotti e studenti accorreva a quel collegio, sì che vuolsi se ne numerassero una volta ben seimila[3]: ivi numerosi spedali e farmacie erano aperte alla pubblica istruzione. Ciò che si era fatto a Bagdad, si fece in progresso ad Alessandria, a Damasco, a Tunisi, a Fez, a Marocco, a Cafa e nella Spagna. L’opera medica degli Arabi più antica sono le Pandette in 30 libri, di Ahran d’Alessandria, coetaneo di Paolo di Egina: in essa trovasi la prima menzione del vaiuolo, scienza e criterio assai maravigliosi ove si consideri alle condizioni dei tempi[4]. Dschibrail, tanto celebre per la guarigione fatta della apoplessia di Aaron al Rashid col mezzo di un salasso, e per la paralisi guarita in una concubina di questo[5]; Mesue il seniore, Masawaih, Hhonain, Hhobaisch, Serapione seniore, Alchindi, è particolarmente Rasis, Ali-ben Abbas, Avicenna, Serapione il giovane, Mesne il giovane, Albucasi, Avenzoar, Averroes e Beitar sono pure una rappresentanza gloriosa di questa scienza presso gli Arabi. E fu per questi che la scienza acquistò la cognizione dell’indole del vaiuolo dalla cura delle malattie dei bambini, della spina ventosa, della rosolia, dell’affetto ipocondriaco-malinconico, dell’operazione, della paracentesi, delle maniere di salassare, della febbre lento-nervosa che immortalò in questi tempi Huscam. Acquapendente non si dichiara scolaro di Albucasi? Portal non trovò in questi moli invenzioni che diedero gloria al Paré ed al Petit?[6] Vuolsi da Sprengel che il pregiudizio dell’islamismo che vieta rigorosamente l’autopsia dei cadaveri, impedisse i progressi dell’Abdollatif che i medici maomettani studiassero anatomia; ciò nondimeno noi leggiamo pure in accuratamente la struttura ossea del corpo umano, e ch’egli stesso inculca siccome l’anatomia non debba esser solo studiata nei libri, ma sui cadaveri umani[7]. E come costui sapesse solo inculcare ma praticare una siffatta massima, lo si prova bastantemente dall’avere egli colle sue osservazioni rettificata la opinione di Galeno, che faceva l’osso della mascella inferiore ed il sacro composti, il primo di due, l’altro di tre pezzi insieme uniti. Più avanti parlando dell’ottica vedremo come Hassan fosse valente nell’anatomia dell’occhio. È agli Arabi che la materia medica e la farmaceutica van debitrici della manna, del rabarbaro, della cassia e d’altri miti purganti; dell’uso del muschio, dell’ambra, del bezoar, dell’ancardio, della moscata, dell’acqua gelata nella cura di parecchie malattie. I nomi di alcool, di giulebbe o sciroppo, di looc, di nafta, di canfora, sono tutti di origine araba. Agli Arabi è dovuta la nascita della chimica, il lambicco, le prime analisi delle sostanze dei tre regni, le distinzioni e le affinità degli alcali e degli acidi, e l’arte di estrarre dai minerali e da altre sostanze distruttive della vita e della salute, rimedii per conservare l’una e l’altra. Leggete le opere di Geber e in esse troverete i primi cenni di alcune preparazioni mercuriali, siccome del sublimato corrosivo, del precipitato rosso, dell’acqua forte e di altre chimiche combinazioni[8]. Ben vi furono tra Arabi numerosi sognatori nella scienza chimica, ma di

  1. ↑ Abulfaragio, Hist. dynast., p. 158, Herbelot, p. 450.
  2. ↑ Chron. Syr. p. 142.
  3. ↑ Leone Africano, De phil. et med. arab., nel Fabricio, Biblioth. græc., vol. XIII, p. 274.
  4. ↑ Vedi l’analisi di quest’opera nello Sprengel, Storia prammatica della medicina, vol. I, pag. 182, traduzione ed edizione di Firenze.
  5. ↑ Egli la curò collo spavento e col pudore. Il califfo radunò tutta la sua corte in una sala, ove recossi anche la concubina, Dschibrail le si avvicino, ed alla presenza di tutti gli astanti tentò alzarle la gonna; ma ella inopinatamente sforsossi d’opporvisi, e in tal maniera riacquistò l’uso delle sue braccia.
  6. ↑ Portal, Hist. de l’anatom., tom. I.
  7. ↑ Abdollatif, Mem. Egyp., lib. II, cap. 3, pag. 150; edizione di Tubinga 1789.
  8. ↑ Alchemia Gebri, Bero. 1545. Gmelin, Storia della chimica, part. I, pag. 15-20. Hoefer, Hist. de la chimic.