Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/57

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42 odissea

Molte l’ondicerchiata Itaca navi
Novelle, e antiche: ne’ salati flutti370
Noi lancerem senza ritardo armata
Qual miglior mi parrà veleggiatrice.
     Così di Giove la celeste figlia:
Nè più, gli accenti della diva uditi,
S’indugiava Telemaco. Al palagio,375
Turbato della mente, ire affrettossi,
E trovò i Proci, che a scojar capretti,
E pingui ad abbronzar corpi di verri,
Nel cortile intendeano. Il vide appena,
Che gli fu incontro sogghignando, e il prese380
Per mano Antinoo, e gli parlò in tal guisa:
O molto in arringar, ma forte poco
Nel dominar te stesso, ogni rancore
Scaccia dal petto, e, qual solevi, adopra
Da prode il dente, e i colmi nappi asciuga.385
Tutto gli Achei t’allestiran di botto:
Nave, e remigi eletti, acciò tu possa,
Ratto varcando alla divina Pilo,
Correr del padre tuo dietro alla fama.
     E Telemaco allor: Sedermi a mensa390
Con voi, superbi, e una tranquilla gioja
Provarvi, a me non lice. Ah non vi basta
Ciò, che de’ miei più prezïosi beni