Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/661

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280 odissea

Cantore inviti a una gioconda danza,
Acciò chi di fuori ode, o passa, o alberga170
Vicin, le nozze celebrarsi creda.
Così pria non andrà per la cittade
Della strage de’ Proci il sanguinoso
Grido, che noi non siam nell’ombreggiata
Campagna nostra giunti, in cui vedremo175
Ciò, che inspirarci degnerà l’Olimpio.
     Scoltato, ed ubbidito ei fu ad un’ora.
Si bagnâr, s’abbigliâr, vesti novelle
Prese ogni donna, e più fregiata apparve.
Femio la cetra nelle man recossi,180
E del canto soave, e dell’egregia
Danza il desio svegliò. Tutta sonava
Quella vasta magion del calpestio
Degli uomini trescanti, e delle donne,
Cui bella fascia circondava i fianchi.185
E tal, che udia di fuor, tra sè dicea:
Alcun per fermo la cotanto ambita
Regina ottenne. Trista! che gli eccelsi
Tetti di quel, cui vergine congiunta
S’era, non custodì, finch’ei venisse.190
Così parlava; e di profonda notte
Lo strano caso rimanea tra l’ombre.
     In questo mezzo Eurinome cosperse