Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/88

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libro terzo 73

Su gli scanni per ordine, e su i troni.
Il Re canuto un prezïoso vino,
Che dalla scoverchiata urna la fida495
Custode attinse nell’undecim’anno,
Lor mescea nella coppa, e alla possente
Figlia libava dell’Egïoco Giove,
Supplichevole orando. E gli altri ancora
Libaro, e a voglia lor bebbero. Al fine500
Trasser, per chiuder gli occhi, ai tetti loro.
Ma nella sua magione il venerato
Nestore vuol, che del divino Ulisse
La cara prole in traforato letto
Sotto il sonante portico s’addorma;505
E accanto a lui Pisistrato, di gente
Capo, e il sol de’ figliuoi, che sin qui viva
Celibe vita. Ei del palagio eccelso
Si corcò nel più interno; e la reale
Consorte il letto preparògli, e il sonno.510
     Tosto che del mattin la bella figlia
Con le dita rosate in cielo apparve,
Surse il buon vecchio, uscì del tetto, e innanzi
S’assise all’alte porte in sui politi,
Bianchi, e d’unguento luccicanti marmi,515
Su cui sedea par nel consiglio ai Numi
Neleo, che, vinto dal destin di morte,