Pagina:Opere (Dossi) I.djvu/14

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preludio vii

più, di finirlo: oltracciò, molta malinconia, e, in utili dosi, cattiveria e mattia. Per servirmi di una metafora, che, a volta sua, può veramente dirsi di zecca, Perelli era, in quel tempo, la lega del mio fino. Io conferivo l’intrinseco valore alla moneta della nostra alleanza, esso gliel manteneva, rendendo più duratura l’impronta, e più resistente, nei giri del commercio, il tondino. Oggi, ahimè! a contatto di perfidi reagenti, i due metalli slegaronsi; il mio, va consumandosi rapidamente, il suo non ha quasi più prezzo.

Oh, come io le ricordo quelle sere dei lunghi inverni di Lombardia sì favorevoli all’amicizia, quando, nella mia cameretta, accanto al camino, con una graziosa canina in grembo, la Tea, aspettavo Gigi, cercando intanto su le rocciose montagne del mio pensiero i fiori più rari per offrirgliene un mazzolino! Ma Gigi tardava troppo, e sotto il sollione della mia fantasia, il mazzetto si distillava e mutava in una fiala di essenze acutamente insopportabili. Finalmente, il suo franco passo si udiva. Egli aveva le chiavi di tutta casa mia, e cosi del mio cuore. Tea si alzava di soprassalto e correa, squittendo di gioia, ver' lui. Io, assai meno umano di quella bestiuola, lo accoglievo, di solito, con asprezza. Prigioniero volontario di me medesimo, indispettivomi quasi della sua libertà. Ma il rabbuffo era la folata di vento che fuga le nubi. Tutto a pace invitava. Tea, sazia di baci, aveva già preso possesso del mantellone del suo e mio amico, e ci si addormiva. Scoppiettava il fuoco nel caminetto; brillava nelle tazze il barolo e negli occhi di Gigi l’arguzia. Gigi era, a quell’epoca, forse pel quotidiano contatto con Giuseppe Rovani, in una tale sovraeccitazione intellettuale, che, a trattenersi seco mezz’ora, s’immagazzinava ingegno per una settimana. Epigrammatici lampi, frasi degne or di scatolino e bambagia, ora di marmo e di bronzo, un subbisso d’imagini e tutte nuove fiammanti, comiche antitesi e osservazioni savissime si rincorrevano senza riposo sulle sue labbra. Ma, noncurante dell’avvenire, come colui che ha sempre piena la borsa, ei prodigava ogni cosa dalla finestra. A me, invece, che conoscevo quanto costin le idee, sapeva male di veder tanta ricchezza sciupata, e avaramente la mettevo a registro. Così i nostri convegni alterna-