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PREFAZIONE
[1]«La scoperta, per opera dei nostri matematici del cinquecento, della generale risoluzione algebrica delle equazioni del 3° grado, e la facilità e speditezza con cui i metodi proprî a tale risoluzione poterono adattarsi alle equazioni del 4° grado, fecero nascere la speranza di vedere presto risolte anche le equazioni dei gradi superiori.
Invece, per quasi tre secoli, gl’ingegni più eletti si affaticarono intorno a quel problema che, al dire del Montucla[2], stretto d’ogni lato d’assedio, mentre cedeva ad una ad una le opere esterne, scuopriva sempre nuove e più formidabili difese.
Già per il quinto grado, infatti, si presentava tale moltiplicità di metodi e così fastidiosa complicazione di calcoli, che, se da un lato distoglieva la vista dalla mèta e disperdeva le forze contro ostacoli accessori, rinfrancava d’altro lato la speranza nella vittoria finale, coi parziali successi che contro quegli ostacoli si ottenevano, e coi reali progressi che ne venivano ad ogni ramo delle scienze matematiche.
- ↑ Estratto da una Comunicazione fatta al Congresso di Parma (1907) della Società Italiana pel progresso delle Scienze, nella seduta del 27 settembre 1907. Per quanto concerne la Deliberazione presa dall’Assemblea dei Soci residenti del Circolo Matematico di Palermo nell’adunanza straordinaria del 31 agosto 1907 intorno alla «pubblicazione delle Opere Matematiche di Paolo Ruffini e del suo Carteggio con gli scienziati del suo tempo», della quale Deliberazione fu data lettura in principio di detta Comunicazione, veggasi il «Supplemento ai Rendiconti del Circolo Matematico di Palermo», vol. II (1907), pag. 41. [Tomo XXIV (2° sem. 1907) dei Rendiconti del Circolo Matematico di Palermo. Adunanza del 10 novembre 1907].
- ↑ Histoire des Mathématiques, nouvelle édition, considérablement augmentée, et prolongée jusque vers l’époque actuelle, Tome III (achevé et publié par Jérome de Lalande) [Paris, chez Henri Agasse, an X (mai 1802)], pag. 18, linee 28-30. La frase cui qui si allude fu pubblicata tre anni dopo la dimostrazione della impossibilità data dal Ruffini.