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Pagina:Opere Matematiche di Paolo Ruffini, Tomo Primo, 1915.djvu/21

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prefazione. IX

des Mathématiques del Montucla[2], non credette di dover tenere conto delle sue Opere. Il Delambre nel Rapporto famoso del 1808, vi accennò come a tentativi piuttosto infelici che fortunati[4]. Quegli stessi Lacroix e Poisson, che più tardi dovevano respingere anche le idee di Galois[6], ed il Legendre, ed il Carnot, senza azzardarsi a riprovarlo apertamente, per non essere costretti ad «entrer en lice avec un géomètre aussi savant et aussi exercé» fecero intendere che «...l’opinion la plus généralement répandue est que s’il est impossible d’avoir une solution complète des équations algébriques, il ne soit aussi bien difficile de démontrer clairement cette impossibilité que tout le monde croit sentir[7]; che d’altronde ...«la maniera colla quale l’autore voleva trattare la questione da lui esposta, non poteva assolutamente servire a ciò che aveva voluto provare»[8] ed infine «… les questions qui font l’objet de ses nouvelles recherches sont sans doute d’un moindre intérêt»[9].

Il Lagrange, vecchio e presso la tomba, non seppe difenderlo contro l’opinione prevalente[10], ed egli ebbe bel protestare presso le Accademie e gli scienziati, e chiedere un motivato giudizio; non potè mai ottenere nemmeno che si leggessero i suoi scritti[11], perchè, gli scriveva il Segretario perpetuo Delambdre[12], «vous connaissez assez le prix du temps pour concevoir aussi la répugnance qu’ont la plupart des géomètres pour s’occuper longtemps des travaux les uns des autres...»; e le sue opere erano voluminose e, per quei tempi, difficili.

Le opere di Galois ebbero diversa fortuna, perchè trovarono tempi più maturi (Cauchy aveva già volgarizzate le idee di Ruffini, ed Abel le aveva continuate); ebbero poi la ventura di essere raccolte e presen-



  1. Histoire des Mathématiques, nouvelle édition, considérablement augmentée, et prolongée jusque vers l’époque actuelle, Tome III (achevé et publié par Jérome de Lalande) [Paris, chez Henri Agasse, an X (mai 1802)], pag. 18, linee 28-30. La frase cui qui si allude fu pubblicata tre anni dopo la dimostrazione della impossibilità data dal Ruffini.
  2. Cfr.[1].
  3. 3,0 3,1 3,2 3,3 3,4 3,5 Bortolotti, Carteggio di Paolo Ruffini con alcuni scienziati del suo tempo, relativo al teorema sulla insolubilità di equazioni algebriche, generali, di grado superiore al quarto [Memorie di Matematica e di Fisica della Società Italiana delle Scienze (detta dei XL), serie III, tomo XIV (1907), pp. 291-325], pp. 294, 298, 300.
  4. Carteggio, etc., 1. c.[3], pag. 292, note a piè di pagina.
  5. Notevoli i tentativi di {Abel e di Galois per le equazioni del quinto grado Abel, Œuvres complètes (Edizione di Sylow e Lie), tomo II, pag. 290; J. Tannery, Manuscrits et papiers inédits de Galois [Bulletin des Sciences Mathématiques, 2e série, tome XXX (1906), 1ère Partie, pp. 226-248, 255-263], pag. 248}, oltre quello di Wronski, cui rispose lo stesso Ruffini con la sua Memoria: Intorno al metodo generale proposto dal signor Hoëné Wronski onde risolvere le equazioni di tutti i gradi [Memorie di Matematica e di Fisica della Società Italiana delle Scienze (detta dei XL), serie I, tomo XVIII (1820), pp. 56-68].
  6. Cfr. J. Tannery, Manuscrits et papiers inédits de Galois, 1. c.[5], pag. 231.
  7. 7,0 7,1 Cfr. Carteggio, etc., 1. c.[3] (Lettera di Delambre, Segretario perpetuo dell’Accademia), pag. 300.
  8. Cfr. Carteggio, etc., 1. c.[3]) (Lettera di Gaultier Claubry che riporta il giudizio di Legendre), pag. 303.
  9. Cfr. Carteggio, etc., 1. c.[3]) (Rapporto di Carnot, Legendre, Poisson), pag. 321.
  10. Cfr. Carteggio, etc., 1. c.[3]), pp. 298-299 (nota), pag. 302.
  11. Cfr. Carteggio, etc., 1. c.[3]), pag. 292 (nota), dove si riporta un brano di una lettera di Paoli al Ruffini.
  12. Cfr.[7].