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| X | prefazione. |
tate dal Liouville, integrate dal Betti, ridotte a teoria dal Jordan, ed hanno il vantaggio di essere brevi, e di lasciare aperti molti varchi ad ulteriori estensioni.
Il Ruffini non ebbe nessuno dalla sua; i suoi stessi compatrioti gli furono contrari, perchè, in quei tempi di entusiasmi rivoluzionari, non poterono tollerare in lui, che pur fortemente sentiva il sentimento di italianità, il sostenitore della dominazione Estense ed il promotore della più insopportabile repressione, di quella del pensiero[2]; ed egli, quanto più si sentiva osteggiato, tanto più si rinchiudeva nel suo intollerante ascetismo[4].
L’unico forse, fra gli scienziati contemporanei, che interamente lo comprendesse, quegli che dallo studio profondo delle sue opere concepì così alta stima di lui, da proporlo membro dell’Accademia di Francia[5], il Cauchy, non ebbe riguardi, nel presentare quelle idee, nel riprodurre quei risultamenti, nell’esporre quei metodi[7], di far debitamente risultare le fonti cui aveva attinto[8] ed a lui stesso furono attribuiti anche i meriti del Ruffini.
Non deve far meraviglia perciò che le opere di Ruffini sieno presto state dimenticate; è molto se in tre quarti di secolo si vede qualche volta citato il suo nome, a proposito del teorema della impossibilità, come quello di chi ne aveva, con poca fortuna, tentata la dimostrazione[9]. Fa meraviglia invece che nemmeno oggi sieno debitamente
- ↑ Cfr. Influenza dell’opera matematica di Paolo Ruffini sullo svolgimento delle teorie algebriche. Discorso letto il 4 Novembre 1902 in occasione della solenne apertura degli studi nella R. Università di Modena dal prof. E. Bortolotti [Annuario della R. Università di Modena per l’anno accademico 1902-1903, pp. 23-77], pp. 44-53.
- ↑ Cfr. Influenza, etc., 1. c.[1], pp. 39-40.
- ↑ 3,0 3,1 Bortolotti, Carteggio di Paolo Ruffini con alcuni scienziati del suo tempo, relativo al teorema sulla insolubilità di equazioni algebriche, generali, di grado superiore al quarto [Memorie di Matematica e di Fisica della Società Italiana delle Scienze (detta dei XL), serie III, tomo XIV (1907), pp. 291-325], pp. 294, 298, 300.
- ↑ Cfr. nel Carteggio, etc., 1. c.[3], pag. 318, una singolare sua lettera al von Zach.
- ↑ Cfr. Carteggio, etc., 1. c.[3], pp. 314-316.
- ↑ 6,0 6,1 Heinrich Burkhardt: a) Die Anfänge der Gruppentheorie und Paolo Ruffini [Zeitschrift für Mathematik und Physik Jahrgang XXXVII (1892), Supplement, pp. 119-159]. p. 131; b) Paolo Ruffini e i primordii della teoria dei gruppi (Traduzione di Ernesto Pascal) [Annali di Matematica pura ed applicata, serie II, tomo XXII (1894), pp. 175-212], p. 186. D’ora innanzi, nel citare questo importante lavoro richiameremo soltanto le pagine della traduzione italiana.
- ↑ «...che cosa resta... della contribuzione data da Cauchy alla teoria dei gruppi, lui cui si «è soliti attribuire la più gran parte dei teoremi di cui abbiamo parlato?». [Burkhardt, 1. c.[6], b), pag. 212].
- ↑ «...Ma le poche parole colle quali Cauchy nella sua prima pubblicazione rammenta il suo predecessore sono così indeterminate che sono state intese in generale in una maniera che ha contribuito più ad oscurare che a mettere in luce i lavori di Ruffini; e Cauchy non ha mai smentito, con una acconcia spiegazione delle sue parole, un tale apprezzamento del suo predecessore». [Burkhardt, loc. cit.[6], b), pag. 212].
- ↑ Nessuno fra i più reputati libri di testo pubblicati fuori d’Italia sulla teoria dei gruppi, cita il Ruffini. Degli Autori di memorie fondamentali ricorderò Abel. In calce alla sua Memoria del 1824 (Œuvres, ed. di Sylow e Lie, tomo II, pag. 293) il Saigey aveva posto la nota seguente: «Dans un Mémoire sur l’insolubilité des équations algébriques générales d’un degré supérieur au quatrième (Société Italienne des Sciences, tome IX) et dans sa Théorie générale des équations (ibid) (sic), Ruffini, géomètre italien mort il y a quelques années, a démontré la proposition qui fait le sujet de cet article;