Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/379

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il mercoledì dell'8 di Gennaio del 1641 ab Incarnatione, a hore quattro di notte, in età di settantasette anni, mesi dieci e giorni venti, con filosofica e cristiana constanza rese l'anima al suo Creatore, inviandosi questa, per quanto creder ne giova, a godere e rimirar più d'appresso quelle eterne et immutabili maraviglie, che per mezzo di fragile artifizio con tanta avidità et impazienza ella aveva procurato di avvicinare agl'occhi di noi mortali.

D'inestimabil pregiudizio all'università de' litterati et al mondo tutto fu questa perdita inconsolabile, che ci privò non solo della miniera fecondissima del discorso d'un tanto filosofo, che già per inviolabil decreto di natura dovea mancare, ma più dell'oro purissimo delle speculazioni, estratto già e conservato nella sua lucidissima mente, forsi senza speranza di mai più recuperarlo per opera di alcun altro. Di queste rimasero solo appresso il figliuolo e nipoti alcuni pochi fragmenti per introdursi nella contemplazione della forza della percossa, con la suddetta dimostrazione del principio della scienza del moto accelerato, e con l'altra della 5a e 7a definizione del quinto libro d'Euclide.

Il corpo suo fu condotto dalla villa d'Arcetri in Firenze, e per commessione del nostro Ser.mo Gran Duca fatto separatamente custodire nel tempio di S. Croce, dove è l'antica sepoltura della nobil famiglia de' Galilei, con pensiero d'ereggergli augusto e suntuoso deposito in luogo più conspicuo di detta chiesa, e così, non meno ch'in vita, generosamente onorar dopo morte l'immortal fama del secondo fiorentino Amerigo, non già discopritore di poca terra, ma d'innumerabili globi e nuovi lumi celesti, dimostrati sotto i felicissimi auspicii della Ser.ma Casa di V. A.