Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/38

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38 Le Odi di Orazio


Gli Dei me guardan; agli Dei piacciono
  La pietà e ’l canto mio. Qui la Copia
    A te verserà dal benigno
    16Corno un’onda di onori campestri.

Qui in valle occulta, de la canicola
  Schiverai ’l foco; su teja cetera
    Dirai di Penelope e della
    20Vitrea Circe affannantisi in uno.

Qui all’ombra nappi d’innocuo lesbio
  Trarrai; qui pugne con Marte mescere
    Tioneo Semelio non osa;
    24Nè paura o sospetto aver dèi

Non il protervo Ciro d’un subito
  L’iniqua mano cacci, ed in collera
    Il serto aderente alle chiome
    28E la veste innocente ti strappi.