Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/297

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LIBRO SECONDO 275

nere cinque mila Persiani sotto Fabrizio e tre altri capi, estimando superfluo il guernire da vantaggio un paese dove non apparivano affatto nemici; dopo di che andossene a campo nella Persarmenia vicino a Dubio.

VII. La schiera dei cinque mila arrivata ai confini della Lazica attendossi alla riva del Fasi, e Gubaze avutane contezza scrisse a Dasisteo di tenere l'egual direzione, e di non perdere sì opportuno mezzo a scombuiarne ogni divisamento. Il duce in conformità dell'avviso marciando con tutte le truppe lungo il fiume, giunse rimpetto ai Lazj, dove era un agevole guado non meno da lui che dal nemico ignorato; bene però lo sapea Gubaze, il quale ne approfittò per venire ai Romani. Fabrizio intanto avea commesso a mille dei suoi più valorosi di correre la campagna, e d’impedire che altri s’avvicinasse al campo; e questi inviarono similmente due esploratori più lunge a scoprire paese, ma entrambi caduti in poter de’ Romani appalesarono lo stato dell’esercito reale, mercè di che Dasisteo co’ Lazj fu addosso a que’ mille e tutti li ebbe, molti uccidendone e facendo gli altri prigionieri, da quali fu candidamente manifestato il numero delle persiane truppe, la lunghezza della via ad aggiugnerle, e come si trovassero le cose loro. I Romani ed i Lazj allora, in numero di quattordici mila combattenti, mosservi contro, risoluti di sorprenderlo nel mezzo della notte. I soldati di Fabrizio intanto, persuasissimi della impossibilità di guazzare il fiume e tenendo che la vanguardia di mille si fosse molto dilungata senza perigli, stavansi tutti, franchi da ogni timo-