Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/383

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LIBRO PRIMO 359

partecipe qualche suo amico, ingannò le grandi speranze riposte in esse.

IV. Dopo le narrate cose il duce consegnò trecento bellicosissimi pavesai a Giovanni di schiatta armena, prefetto delle spese domestiche, valoroso e prudente al sommo, ordinandogli di precedere con essi l'esercito ad una distanza non maggiore di venti stadi e scoprendo il nemico di mandargliene tosto avviso affinché e'possa disporsi a combatterlo. Inviò parimente un egual numero di Massageti a battere, discostandosi anche più dei primi, la via da sinistra, ed egli col nerbo delle truppe rimase indietro nell' aspettazione d'essere tra poco attaccato da Gilimero che venivagli da tergo pel sentiero d'Ermione1; di nulla paventava a destra sendo fiancheggiato dal lido. Fe inoltre comando che il navilio procedesse continuamente di conserto colle truppe, al qual uopo i nocchieri se spinti da gagliardissimo vento ammainerebbero le vele maggiori per iscemarne la foga, e se in calma perfetta darebbero di mano coraggiosamente ai remi per sollecitare il cammino. Terminate queste faccende, e messo in ordinanza l'esercito calcò la via di Cartagine.

V. Entrato in Siletto raccomandò una seconda volta alle truppe la disciplina, il non commettere ingiustizie, il tenere a sé le mani, ed il temperarsi da ogn'altra azione fuor di proposito e disdicevole ad uomo onesto, e mostrandosi egli stesso facile e grazioso con tutti riuscì a cattivarsi quegli Africani. Il soldato poi, addivenuto circospettissimo

  1. (1) Luogo d'incognita situazione giusta l'Ortelio.