Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/76

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56 GUERRE PERSIANE

fu sempre in mano di que’ miserabilissimi abitatori. Il suolo non produce né grano, né vino, né altro commestibile, ed a schiena d’ uomo unicamente puossene ricevere da lontanissimi luoghi; sicché i Lazj colà dimoranti sostenevansi con pane di miglio. L’imperatore levatane poscia la custodia ai terrazzani vi mandò una guarnigione, cui dapprincipio veniva portata l’annòna dagli antichi soldati, ma in processo di tempo rifiutandosi questi al volontario uffizio, i Romani abbandonarono le rocche dove tosto subentrò guardia persiana. Tali furono a que’ dì le venture dei Lazj.

V. Sitta e Belisario1 pervenuti coll’esercito nella Persarmenia devastaronla grandemente, e fecervi uno sterminato numero di prigionieri. Questi due capitani, nella primissima gioventù loro erano guardie di Giustiniano, associato quindi all’imperio da Giustino.

VI. I Romani di poi assalirono per la seconda volta l’Armenia, dove contra ogni loro aspettativa, rinvenutivi Narsete ed Arazio, dovettero cimentare la sorte delle armi, che mostrossi più presto favorevole al nemico. Tuttavia trascorso breve tempo questi due Persiani collegatisi cogli imperiali seguirono Belisario in

  1. (1) Anno dell’era volgare 527. La patria di questo celebre capitano delle truppe romane era un luogo tra l’Illirio e la Tracia chiamata Germania, di cui fanno menzione varj scrittori, e tra gli altri quelli che hanno trattato de’ vescovi orientali. Quindi è che la simiglianza del nome fece cadere in errore qualche autore, il quale credette che fosse germano di nazione. V. parimente il Nostro (Guerre Vandaliche, lib. i, cap. 11).