Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/133

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LIBRO PRIMO 123

nare i loro stromenti presso delle mura, ed inviava al di fuori manipoli di soldati, Maurusii di preferenza e provveduti di cani, acciocchè attendessero alla fossa, volendo anche da lontano scuoprire chiunque tentasse insidiosi macchinamenti.

III. Tali de’ cittadini intanto forzate le porte cimentaronsi ad aprire il tempio di Giano. Fu questo il primo degli antichi Dei chiamati dai Romani col proprio idioma Penati; ed avea tempio rimpetto alla Curia, un poco di sopra alle tre Fate, nome solitamente da quel popolo dato alle Parche. La sua cappella è tutta di bronzo, di forma quadrata, e grande sì che appena giugne a cuoprire il simulacro del Nume pur esso di bronzo, lungo per lo meno cinque cubiti, e nel resto tutto simile ad uomo; se non che ha il capo bifronte, e coll’uno de’ suoi volti mira ad oriente, coll’altro ad occaso. Di contro poi ad ambo i prefati volti hannovi porte dello stesso metallo dagli antichi Romani solite chiudersi in tempo di pace e della massima prosperità, e riaprirsi ov’e’ tornassero alle armi; se non che passati quindi a professare la cristiana religione, e addivenuti zelantissimi al maggior segno di lei, neppur furiando la guerra non le dischiudevan più. Ora impertanto fermo tuttavia l’assedio alcuni cittadini, imbevuti a mio credere dell’antica superstizione, tentarono celatamente di spalancarle; messo quindi mano all’opera, riuscirono solo ad allontanarne così un poco le imposte, che l’una meno di prima aderisse all’altra. Gli autori della trama rimasero occulti, nè si pensò ad inquisizioni sopr’essa in quel grande trambusto di cose,