Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/42

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
34 GUERRE GOTTICHE

Appiccata impertanto un’ostinata zuffa tra loro, caddero spenti da quinci i principali ed i valorosissimi de’ Gotti; da quindi poco meno che tutti i Romani collo stesso Maurizio. A tal nuova Mundo forte addolórossi per la uccisione del figlio; ma poscia tramutatosi il dolore in isdegno mosse alla rinfusa per assalire il nemico. Aggiuntolo, si pugna da ambe le parti con singolare bravura, a dapprincipio la vittoria volge propizia ai Romani, vittoria impertanto addivenuta ben presto cadmea1, da che trucidati molti barbari e ridotti gli altri ad una manifesta fuga, Mundo forsennato nella strage e malaccorto nel perseguitarli, impotente di rattemperare dopo la sofferta sciagura l’animo suo, morì da nemica mano trafitto. Cessatosi allora dal correr dietro a’ fuggenti, i due eserciti si partirono. Tornò per ciò in mente ai Romani l’oracolo sibillino, tenuto al primo suo divulgamento annunziatore d’un grande prodigio, vo’ dire che dopo la conquista dell’Affrica l’universo intiero con la sua progenie ridurrebbesi affatto al nulla. Vedine le parole: Capta Africa, Mundus cum nato peribit. Ora con la voce mundus latinamente esprimendosi l’universo intiero, ad esso veniva riferita la predizione, ma di ciò basti. Nessuno de’ combattenti poi entrò in Salona, essendosi restituiti i Romani, privi di tutti i loro duci, nelle terre imperiali, ed i Gotti, giuntatovi il nerbo dell’esercito, ripa-

  1. L’origine dì questo greco proverbio, col quale si vuole esprimere una vittoria ottenuta a prezzo di moltissimo sangue sparso tanto dal vincitore che dal vinto, l’abbiamo in Pausania (V. la Beozia, lib. IX, cap. 9).