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al mondo), per letture, per orecchi (la Grande musica): una specie di postilla alla mia "Sonata in mi minore" (la conosci?). Al sole del secondo - Licini Osvaldo di Monte Vidoncorrado - al colore del cielo italiano e con l'aiuto del tuo commento alla Fessura, scaldo le mie ossa nordiche.
Giusto: il mio Angelo ribelle oggi non può che essere precipitato e non può che esibire i suoi resti qui, sulla nostra terra di tutti i giorni: l'anonima periferia di un centro perso, da Milano a Sesto a Fara d'Adda ecc., senza soluzione di continuità. Qui dobbiamo ritrovare la capacità di riconoscere questi signori dei piani inclinati della vita.
Non posso parlare dei miei lavori in altri termini. Solo indirettamente, parlando di coloro che mi hanno dato qualcosa. Per esempio, Salvatore Piscitelli. Trovi strano che io nomini un regista ignoto?
Sono stufo dei duemila buchi di Fontana (dico stufo e buchi, io), quasi tutti uguali, del postimpressionismo morandiano, dello scontato celebrato, del manierismo presuntuoso di tutti i miei contemporanei, sono stufo della timidezza acquiescente del piccolo cabotaggio. Oggi sono stato, ristato, al Civico Museo d'Arte Contemporanea in Piazza Duomo e ne sono uscito che avevo voglia di vomitare. Contarsi mi hai detto? E' necessario. Ma io non ci sono, io non potrei esserci (ti immagini i miei "piani" al Civico?), a queste condizioni io non voglio esserci.
Salvatore Piscitelli lo nomino proprio perchè è uno sconosciuto. E' uno sconosciuto percbè lo hanno castrato, lo hanno castrato perchè non edulcorava un cazzo di niente e faceva del cinema (Immacola e Concetta, Le tentaziooi di Rosa, difficilmente avrai potuto vederli) nella merda della ex capitale del Mediterraneo - ma perchè ex, non è ancor lei, tra Beirut, Barcellona, Milano e Palermo, il simbolo del Mare Nostrum?
E quanto ti manderò è mediterraneo: lo strano connubio tra Rilke, questo "apolide di lusso", poeta mitteleuropeo per vecchie signore (ma non ho niente contro il lusso e le vecchie signore) e il Mediterraneo.
Oggi ho voglia di gridare, trombare=dar di tromba: non sono un Annunciatore, ma quanto vorrei essere un Annientatore, per evitare il vomito, la nausea, il rumore (ancora il rumore, si).
Passerà. anzi con questo sfogo verbale è già passata e al fondo rinasce la mia grande nostalgia dell'Oriente (ma quando l'ho vissuto? Non so spiegarmelo), della sua pulizia, che prima di tutto è astensione. E per essere precisi e interrompere una volta per tutte questo gioco al vuoto e al silenzio che io ho cominciato, vorrei uscirmene con i sandali sulla testa, come Joshu nel famoso koan del gatto.*


E' tutto.
Spero di non aver eluso la tua domanda. Non credo che mostrare il proprio sanguigno, concedersi un umore, sia eludere. Ti ringrazio, comunque; mi è bastata la tua attenzione a produrre un lavoro: la postilla che ti manderò.
Capisci che l'illusione dell'ascolto è irrinunciabile, ma si nutre di possibilità reali?
Anche il grande Van Gogh aveva almeno un fratello.


"Con una forte stretta di mano, tuo Vincent" (magari!)
12 gennaio 1991, alla vigilia di una guerra fra occidentali e orientali.

* - Una volta i Monaci della sala Orientale e quelli della sala Occidentale si stavano contendendo un gatto. Tenendolo in alto Nansen disse: "Monaci, se saprete dire una parola Zen, risparmierò la vita del gatto, se non saprete dirla, lo ucciderò!" Nessun monaco seppe rispondere. Alla fine Nansen uccise il gatto. Quando Joshu tornò, Nansen gli raccontò l'episodio. Joshu si levò i sandali, se li mise in testa e uscì. Nansen disse: "Se tu fossi stato qui, avrei salvato il gatto!" Dal Mumonkan.


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